Il sogno di Chiara: un aiuto speciale per fare di “Eve” il suo primo disco
Crowfunding per la musicista vignolese per poter produrre il suo lavoro d’esordio
Elena Pelloni
VIGNOLA È alle prese con la registrazione del suo primo disco, Chiara Pelloni, dopo essere rientrata dal suo ultimo anno di conservatorio trascorso a San Sebastian, in Spagna. Giovane vignolese d’origine, ha dapprima conseguito una laurea in psicologia e ha poi spiegato le vele per inseguire il suo sogno: la musica. Quella jazz, per la precisione «perché è uno stile che ha molte regole ma ti lascia libero», spiega. “Eve”, il disco d’esordio di Chiara, scritto e composto interamente da lei, è ora in fase di pre-registrazione. Tra pochi giorni si concluderà infatti il crowdfunding che servirà a raggiungere la somma necessaria per produrre il disco, per il quale suoneranno anche cinque musicisti provenienti da tutta Italia. Lorenzo Mazzocchetti al piano, Francesco Zaccanti al contrabbasso, Matteo Pontegavelli alla tromba, Francesco Salmaso al sax tenore e Riccardo Cocetti alla batteria.
Chiara, facciamo un passo indietro: quando è nata questa passione per la musica? «Ho imparato a conoscere la musica attraverso il pianoforte, strumento che ho imparato a suonare nel corso delle scuole medie e che non ho più lasciato. Con il tempo ho capito che mi piaceva il piano perché è uno strumento che permette di poterlo accompagnare con la voce. Una volta arrivata a Milano per il corso di laurea specialistica in psicologia presso l’università Bicocca, ho conosciuto il direttore del conservatorio di Como. Quando mi sentì cantare mi spronò perché iniziassi a studiare musica».
Parliamo del disco, “Eve”. «“Eve” parla di un viaggio, ogni brano è la tappa di questo viaggio. Mi trovavo a San Sebastien, in Spagna, quando ho iniziato a comporre le prime canzoni. Frequentavo, come studente Erasmus, l’ultimo anno di conservatorio in canto jazz. Sono partita per la Spagna nel 2019, un po’ all’avventura… che è più o meno il mio stile di vita. Sono stati mesi incredibilmente intensi, purtroppo interrotti dalla comparsa del Covid. Da marzo mi sono ritrovata da sola in casa e non è stato facile. Poi mi ha raggiunto una mia amica, anche lei musicista. Abbiamo suonato tantissimo, soprattutto dal balcone. Durante il periodo spagnolo ho composto praticamente tutti i brani del mio disco. E in effetti quello che ne è venuto fuori è un vero e proprio viaggio».
Ma come mai hai abbandonato la psicologia?
«Non l’ho abbandonata. O meglio, dopo la laurea sentivo che non potevo più mettere da parte la musica. Una volta finita l’università a Milano, infatti, sono tornata a Vignola e ho deciso di prepararmi per l’esame di ammissione al conservatorio. Avevo meno di due mesi di tempo e poche speranze di entrare. C’era un solo posto disponibile per la classe di canto jazz al conservatorio di Bologna e sono entrata io».
Non era il tuo primo esame di ammissione…
«No, l’anno prima avevo tentato per il corso di canto pop, a Parma. Quando rifiutai il posto che avevo vinto, Rossana Casale, allora insegnante di cattedra, mi rimproverò molto. Ma ripensandoci a posteriori, credo forse che sia stato il destino a fare incrociare la mia strada con quella del jazz». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
