Gazzetta di Modena

«Israele-Palestina: questa guerra era già scritta... E vi spiego perchè»

ALICE BENATTI
«Israele-Palestina: questa guerra era già scritta... E vi spiego perchè»

In “Deserto bianco”Il giornalista modenese Spoto  aveva delineato gli scenari che si stanno verificando ora

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ALICE BENATTI

«Detesto citare me stesso, ma il mio ultimo libro ‘Deserto Bianco’, uscito nel febbraio scorso, descrive tutto quello che sta avvenendo fra israeliani e palestinesi, perfetta replica di sette anni fa» Parole del giornalista modenese Gian Stefano Spoto, che fino a pochi mesi fa era corrispondente Rai per il Medioriente dove ha seguito fin l’inizio del conflitto della striscia di Gaza.E nella sua analisi esordische con un «basta tifoserie».

Quando si parla di questione israelo-palestinese, per molti resta difficile orientarsi. E in Italia sono subito partiti gli schieramenti, lei che ne pensa?

«L’Italia è un popolo di tifosi, tutti si schierano “senza se e senza ma”. Un tempo si approfondiva, si cercava di studiare la storia di un popolo o di due popoli, il perché succede tutto questo. Vivendo lì ho scritto questo libro sulle storie delle persone che ho incrociato, conosciuto, vissuto. Da giornalista di costume, mi è sempre piaciuto parlare più con la gente che con i politici. Ho cercato di fare il mestiere come mi è stato insegnato: tenere presente tutte le voci, cercare di essere equilibrato. Oggi purtroppo l’equilibrio non paga perché le persone pretendono che gli si dica qual è la propria verità».

Partiamo allora da qualcuna di queste storie…

« Ho conosciuto una signora israeliana che un giorno, uscita dal supermercato, si è fermata a chiacchierare con un’amica. Poco dopo un razzo ha colpito la sua macchina nel parcheggio. Questa amica, senza saperlo, le ha salvato la vita. Quanto le è successo l’ha colpita talmente tanto che si è iscritta ad un’associazione di volontariato che assiste psicologicamente gli israeliani che vivono nel Negev e sono terrorizzati dai missili. Dall’altra parte, ho conosciuto un signore palestinese, psicologo a Gaza, che aiuta le famiglie che hanno avuto tanti morti all’interno della famiglia. Mentre stava facendo questo, gli hanno detto che la sua famiglia era stata sterminata da un bombardamento. Dopo 3 giorni, ha ricominciato a fare lo stesso lavoro. Quello che io scrivo nel libro è che se questa signora israeliana e questo signore palestinese si fossero conosciuti in una situazione avulsa da questo inferno, probabilmente si sarebbero piaciuti, sarebbero stati amici, solidali fra loro. Loro fanno la stessa cosa: aiutano la loro gente».

Quello che sta avvenendo oggi è davvero la perfetta replica di quanto avvenuto sette anni fa, che lei descrive in “Deserto bianco”, o qualche elemento inedito c’è?

«Tutte le volte che è scoppiata la Guerra di Gaza i motivi sono stati diversi ma quello dominante è uno: i palestinesi sono molto conflittuali all’interno e soprattutto tra Hamas e Fatah c’è un odio vero e proprio. Anche gli israeliani sono molto divisi, tanto è vero che faticano a formare il governo, ma quando c’è da affrontare il nemico sono sempre compatti. In più, questa volta c’è un fatto nuovo: gli accordi di Abramo del 2020 fra Israele e gli Emirati, voluti da Trump per fare guadagnare soldi agli israeliani e agli arabi più ricchi. Quel patto - a cui aderì anche Bahrein, Sudan e Marocco - fu visto dai palestinesi come un tradimento dei loro confratelli e capirono che non avevano forza diplomatica ed economica né potere contrattuale. Inoltre le elezioni, che in Palestina si sarebbero dovute tenere dopo 16 anni fra la fine di maggio e giugno, erano sempre più vicine. Io penso che Hamas abbia voluto giocare d’anticipo: aveva paura che Fatah, fazione più moderata, ipotizzasse possibilismi verso Israele e così ha cominciato questo bombardamento di razzi. Sapeva, però, che non avrebbe fatto chissà quali danni… infatti hanno fatto qualche morto contro centinaia di morti palestinesi».

A guardare i numeri è evidente che i palestinesi stiano pagando il prezzo più alto…

« È sempre stato così, in tutte le guerre di Gaza. Il sistema Iron Dome israeliano analizza la traiettoria dei razzi: se sono destinati a un punto desertico dove non fanno nessun danno, cioè la maggior parte, non si attiva mentre se sono diretti su un centro abitato parte un razzo che li intercetta e li neutralizza. Ogni razzo intercettore costa 25mila dollari, per cui non intercettano qualunque cosa. Hamas sa benissimo di tirare a vuoto la maggior parte dei razzi, mentre gli israeliani dicono che colpiscono chirurgicamente. Pochi sanno, però, che la Guerra di Gaza si svolge in un territorio che è metà della città Londra e ha una delle maggiori concentrazioni di abitanti al mondo. In una realtà così fitta, anche se vuoi fare una guerra chirurgica non ci riesci. E Israele lo sa. Quando colpisce obiettivi che non dovrebbero essere bersaglio dà la colpa ad Hamas, sostenendo che usa donne e bambini a protezione dei suoi bunker».

L’espropriazione delle terre palestinesi da parte dei coloni. Lei che ha raccolto tante storie, quali sono i punti di vista?*

C’è un avvocato italiano, oggi colono israeliano - che ha fatto l’aliyah dall’Italia - che mi ha detto: “questa terra Dio l’ha data a noi, non è mia ma dei miei figli e dei figli dei miei figli quindi non posso cederla”. Cosa dici a qualcuno che sostiene che gliel’ha data Dio? La colonizzazione israeliana è qualcosa di strisciante, e va considerata una cosa fondamentale: il Parlamento israeliano è composto da 120 membri eletti e Netanyahu, per restare al potere, fa accordi con tutti. I coloni, che hanno il 10-12% in Parlamento, per sostenerlo gli chiedono qualcosa in cambio. Sono veri e propri accordi di governo. Dunque espropriano, poi seguono manifestazioni in tutto il mondo - che a un certo punto si spengono perché “il mondo va avanti” - e allora continuano». —

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