Gazzetta di Modena

IL VOLUME  

Quei capolavori inediti di Luigi Ghirri conservati nell’archivio della Marazzi

Michele Fuoco
Quei capolavori inediti di Luigi Ghirri conservati nell’archivio della Marazzi

Gli scatti del famoso fotografo in una pubblicazione sul periodo di collaborazione tra il 1975 e il 1985

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Michele Fuoco

IL reggiano Luigi Ghirri ha una storia anche modenese che ora si arricchisce attraverso la pubblicazione del volume “Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975 – 1985”, che reca una selezione di 30 fotografie realizzate dall’artista durante i 10 anni di fattiva collaborazione con la nota azienda di Sassuolo. Un elegante libro non in vendita. Ma è il carattere “privato” a conferire alla pubblicazione qualcosa di speciale, mettendo in luce non solo gli aspetti estetici delle immagini, colti dal critico fotografico e curatore Francesco Zanot, ma anche aspetti umani che lo scrittore Cosimo Bizzarri evidenzia nei suoi testi, scrivendo, tra l’altro, che “per decenni, le immagini scattate da Ghirri per Marazzi sono state conservate in azienda. Riemergono oggi, per la prima volta riunite in un volume e in un sito, a certificare il successo di quella collaborazione tra un’azienda lungimirante e un artista che ha saputo rivolgere il suo sguardo geometrico e geniale, ironico e struggente anche su un oggetto bidimensionale”.

Risale al 1975 l’approdo di Ghirri alla Marazzi, l’azienda leader che cresce, con il brevetto della monocottura, anche all’estero, aprendo filiali in Francia e Spagna. La piastrella è frutto di un lavoro anche creativo, grazie al disegno di artisti che, poco dopo, avranno, con designer, architetti e fotografi, un loro laboratorio di ricerca, il Crogiòlo. Una crescita che rende felice Filippo Marazzi, fondatore dell’azienda nel 1935, per il quale «fare ceramica è trasformare la materia attraverso la forma, la luce e il colore per renderla viva. Non sorprende che l’occhio attento di un grande fotografo come Luigi Ghirri abbia colto con esattezza l’espressione di questa realtà e l’abbia interpretata secondo la propria personale lettura». Una grande stima, quindi, per il fotografo che da Scandiano, viene portato dalla famiglia nel 1946, a tre anni, nella vicina Sassuolo, frazione Braida, negli spazi del Collegio San Carlo, un grande edificio neoclassico adattato ad abitazione per gli sfollati. Da qui ogni mattina, molte donne e uomini, vanno a lavorare in bici nelle vicine fabbriche di ceramica, come la Marazzi.

Un notevole patrimonio costituiscono oggi le immagini del progetto di ricerca fotografica di Ghirri con il coinvolgimento anche di altri fotografi, come John Batho, Cuchi White, Charles Traub, capaci di interpretare i nuovi brevetti e collezioni di Marazzi, di guardare alla ceramica nella infinita molteplicità di forme e motivi, nell’architettura limpida, simmetrica, di concentrazione razionale, di essenzialità e vitalità. Ghirri non ama puntare ai motivi vagamente decorativi, ma conferire all’immagine una dimensione altrettanto insolita attraverso un gioco combinatorio di elementi che istituiscono una loro particolare armonia. Una sottigliezza di sguardo e di indagine per un processo di riduzione all’essenziale di oggetti (rosa, pastelli, pianoforte) che assumono il carattere di candore delle cose, uno spazio di stupore. Per il maestro, come nota in un suo scritto, «la ceramica è sempre stata un “oggetto” su cui si vengono a posare altri oggetti: i mobili, i gesti, le immagini, le ombre delle persone che abitano quegli spazi. Realizzando queste immagini, ho ripensato a tutto questo e ho cercato di ricostruire, con l’aiuto di superfici di diversi colori, nella sovrapposizione degli oggetti e delle immagini, uno spazio che, invece di essere lo spazio fisico e misurabile di una stanza, fosse l’idea dello spazio mentale di un momento, di una sovrapposizione che può prodursi o si produce, in una delle numerose stanze riscoperte grazie a queste superfici. Questo lavoro, al di là di altri significati, è la ricostruzione di alcune stanze della mia memoria». Ricco è l’archivio dell’azienda con foto e stampe, in edizione limitata, quasi mai esposte o pubblicate se non per Foto/Industria 2019, a cura di Zanot, la Biennale dedicata alla fotografia della Fondazione Mast.

Fondamentale è la valorizzazione del prezioso materiale per l’impegno di Marazzi e la collaborazione dell’Archivio Eredi Luigi Ghirri che ha portato alla pubblicazione del volume e alla presentazione di opere nel sito www.ghirri.marazzi.it, accessibile a tutti.

Un sito che sarà arricchito con apparati, testi e informazioni sulle iniziative organizzate in futuro. Si coltiva un progetto espositivo su scala europea che ha inizio con un’opera, simbolo di questa operazione, ospitata fino al 4 luglio, nelle sale dei Musei Civici di Reggio nell’ambito di Fotografia Europea. —

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