La vena poetica di Marta Cuscunà si fa teatro in “Earthbound”
Convince lo spettacolo proposto fino a domenica al Teatro Storchi Affascinano le realizzazioni “animatroniche” protagoniste in scena
ANDREA MARCHESELLI
Come progetto, gli spettacoli di Marta Cuscunà rappresentano “il” teatro. Chiaro, non la sola possibilità di declinazione di un concetto così ricco di potenzialità interpretative, ma di sicuro la quintessenza di ciò che oggi si può chiedere alla forma d’arte che più di ogni altra probabilmente risente dell’evoluzione socio-antropologica dell’esperienza umana. Ne è ennesima conferma “Earthbound, ovvero la storia delle Camille”, il suo ultimo spettacolo coprodotto da ERT Fondazione, CSS Teatro Stabile del FVG e Etnorama, proposto al Teatro Storchi fino a domenica 30 maggio, capace di far vivere sulla scena un’esperienza di vita ibrida sia nella forma che nei contenuti in cui si sublima, di fatto, il concetto stesso di rappresentazione. Ispirato alle ipotesi sul futuro di “Staying with the trouble” di Donna Haraway e al concetto di "Earthbound" ideato da Bruno Latour, che qui si traduce nella creazione di esseri non più umani a cui sono stati impiantati i geni di creature in via d'estinzione, con il duplice scopo di conservarne la specie e favorire una nuova prospettiva per l’adattamento dell’uomo con l’ambiente naturale, questo nuovo lavoro della Cuscunà si propone come un monologo di fantascienza ambientato in un futuro possibile e non necessariamente distopico sebbene in lotta con una pressoché insanabile contaminazione ambientale. Frutto di numerose sinergie che hanno coinvolto, principalmente, Paola Villani, Marco Rogante, Joao Rapaz, Giacomo Raffaelli, Michele Braga, l'allestimento è così quasi un'apologia dell'essenza metalinguistica dell’operazione teatrale, rappresentazione nella rappresentazione in cui è quasi impossibile distinguere esseri meccanici da esseri viventi. I quali si adoperano, per fronteggiare il prosciugamento delle risorse naturali, a limitare drasticamente le necessità vitali riducendo al minimo la presenza umana sul pianeta. La nascita di una nuova creatura, ad esempio, diviene una scelta collettiva di cui è l'intera comunità a farsi carico. Ma l'incredibile è prima di tutto come tutto questo sul palco diventi viceversa credibile grazie alle realizzazioni "animatroniche" che costituiscono una delle più convincenti realizzazioni di un teatro di figura evolutosi anche grazie ad una strepitosa innovazione tecnologica sul piano dei meccanismi e dei materiali impiegati. Su tutto, la vena poetica di un'artista che sta tracciando un percorso che lascia immaginare sviluppi in verità forse ancora inimmaginabili, ove la fantascienza può finire per trovarsi, più che ai confini, ad un passo dalla realtà. —
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