Gazzetta di Modena

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Saggista in “Lavorare stanca” di Pavese

M.F.
Saggista in “Lavorare stanca” di Pavese

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A Alberto Bertoni è stata affidata anche la cura di “Lavorare stanca” di Cesare Pavese (1908-1950), pubblicato da Interno Poesia Editore. “Me lo ha proposto – dice lo studioso modenese – il giovane editore pugliese Andrea Cati che ha deciso di fare una nuova edizione di queste poesie. Non si pagano i diritti, essendo Pavese morto da oltre 70 anni. Ho trovato la giovanissima modenese Elena Grazioli, una nostra collaboratrice del dipartimento all’Università di Bologna, che ha curato tutta la parte filologica e la biobibliografia dell’autore. Il mio lavoro critico è un segnale di ritorno alla saggistica, dopo la poesia”. Con la sua raccolta Pavese si svincola dall’inerzia della tradizione letteraria italiana, anzi europea, iniziando un personale lavoro di elaborazione tecnica, descrivendo e analizzando la genesi, le motivazioni e lo sviluppo della sua ricerca. “Metricamente cambia – spiega Bertoni – le carte in tavola. La poesia non è più fondata sull’endecasillabo e settenario. Infervorato dalla tesi di laurea dedicata a Whitman, Pavese riconosce nella metrica del poeta americano una potenzialità narrativa. Un verso lungo che se lo si recita cantilenando ci si accorge che ha il ritmo rap. Ecco perché i giovani lo sentono bene nell’orecchio”. L’opera può essere considerata una sorta di poesia-racconto. “La costruzione dell’immagine – sostiene Bertoni – è concepita come se l’autore fosse dietro una macchina da presa. Le poesie sono costruite come scene di un montaggio cinematografico. Del resto, Pavese è stato anche un grande traduttore. Ha letto Steinbeck, Dos Passos, Faulkner… “Lavorare stanca” è l’opera che meglio lo rappresenta. Un vero capolavoro, con temi innovativi”. —

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