«Il nostro Abecedario, una guida per ricominciare con il sorriso»
Andrea Santonastaso e Simone Francia in scena con il testo di Mrozek «Portiamo in scena racconti che insegnano a prendere la vita con ironia»
ELENA PELLONI
modena. “Abecedario per imparare a vivere” sarà in scena al Teatro Storchi da stasera a domenica. Sul palco ci saranno Simone Francia e Andrea Santonastaso, il quale firma anche la regia dell’opera. Il testo è tratto da “La vita per principianti. Un ABC senza tempo” di Slawomir Mrozek: «Sono racconti dei quali mi sono innamorato, perché insegnano a prendere la vita con ironia» commenta Andrea Santonastaso.
Dopo quest’anno ne abbiamo ancora più bisogno?
«Di ironia? Eccome. Ma il testo di questo grande autore polacco non insegna solamente a ridere. È un vero e proprio abecedario della vita. Affronta alcuni aspetti con i quali tutti noi ci scontriamo nel corso della nostra esistenza. Aspetti come la verità, la burocrazia, la democrazia. E sono brani talmente incisivi che alcuni li leggeremo direttamente, invece che recitarli. Motivo per cui in scena ci saranno anche i libri di Mrozek».
Non si tratta di una prima però: “Abecedario” era stato portato in scena al teatro Fabbri lo scorso autunno. E adesso calcherà il palco del teatro Storchi. È cambiato lo spettacolo durante quest’ulteriore periodo di lockdown?
«Più che altro siamo cambiati noi. Ma questa volta sarà estremamente differente, almeno per me, perché è la prima volta che salgo sul palcoscenico dello Storchi: per me ha una valenza particolare, perché su quel palco ho visto i grandi artisti dei quali mi sono innamorato artisticamente. Del resto, al mio fianco ci sarà sempre Simone Francia, un grande attore con il quale mi trovo perfettamente a mio agio. Saremo vestiti come due maggiordomi, perché mi piaceva l’idea di porci come due servitori di queste “chicche” esistenziali. Ma sotto al vestito indosseremo delle scarpe più leggere: sono loro a rappresentare la chiave di volta della messa in scena. Perché la vita è una cosa seria…ma non troppo».
Ci sono racconti del testo ai quali è più affezionato che ad altri?
«Quello a cui tengo di più l’ho affidato totalmente a Simone Francia, innanzitutto perché secondo me è un attore eccezionale e poi perché mi piace ascoltare lui che lo legge. È il racconto dedicato alla verità e parla di un condannato a morte che chiede come ultimo desiderio una sigaretta prima della fine. Penso che non ci sia nulla di più tremendo che conoscere un uomo in quell’ultimo atto della sua vita. Eppure, Mrozek è riuscito a trovare un tocco di ironia anche in quel frangente. Oltre a questo, c’è un racconto che mi piace molto e parla di tolleranza e intolleranza tra persone che si frequentano. È un testo estremamente divertente che condivido con Simone».
Insomma, tornate in scena portando un sorriso.
«È quello che volevamo più di tutto. E mi sento in dovere di ringraziare Emilia Romagna Teatro Fondazione per averci dato la possibilità di farlo: ha creduto in noi e in questo progetto, sostenendo la produzione dell’opera. Ci hanno lasciati liberi di costruire lo spettacolo come volevamo e chi fa l’artista, specialmente in un periodo difficile e complicato come questo, sa quanto vuol dire avere alle spalle una squadra di persone che credono in te e sostengono le tue scelte. E poi con Simone Francia è sempre bellissimo lavorare perché ci divertiamo tantissimo. Potremmo fare coppia fissa sul palco, ma questa è un'altra storia». —
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