«Novecento chilometri a piedi fino a Fossoli per ricostruire l’identità di cittadini consapevoli»
L’arrivo emozionante dell’artista Diana Pacelli all’ex Campo con la performance per accendere i riflettori sul tema della delazione
Serena Arbizzi
«Ho percorso oltre 900 chilometri a piedi fino al Campo di Fossoli con una maschera di gesso sul capo per accendere i riflettori sul tema della delazione e dell’importanza di essere cittadini consapevoli. Magari Auschwitz non tornerà nella stessa forma, ma di certo, oggi, esistono situazioni, come in Libia, che devono imporre di prendere in mano e affrontare in modo molto diverso il tema dell’immigrazione e dell’Europa».
Prima un passo, poi un altro e un altro ancora: l’artista Diana Pacelli, alle 20 spaccate di giovedì sera, è arrivata al Campo di Fossoli calcando via Remesina esterna provenendo da Novi. Un tragitto di 900 chilometri interamente percorso a piedi, dal Memoriale di Buchenwald fino al Campo per il progetto artistico “Trenta denari” è la performance rappresentata dall’artista che, al termine del viaggio scandito da tantissime tappe, studiate con mesi di anticipo e riadattate lungo il percorso, ha donato la maschera alla Fondazione Fossoli.
Particolarmente toccante l’emozione suscitata dall’artista, accolta al suo arrivo dalla direttrice della Fondazione Fossoli, Marzia Luppi, dal sindaco Alberto Bellelli e da fossolesi quali il sindacalista Angelo Dalle Ave, noto per la vicenda Goldoni.
Diana Pacelli ha indagato il ruolo dell’arte come agente della memoria collettiva. «Camminare – commenta l’artista – mi ha permesso di collegare luoghi, storie, memorie, aspirazioni, lutto, non solo fisicamente ma anche mentalmente, simbolicamente. Camminare ci consente di situarci nel presente, di dare spazio al nostro pensiero, di renderlo esperienza incarnata. E nel mio caso ha inteso il divenire esperienza incarnata di un’identità tesa tra due estremi uniti da un baratro».
Il traguardo che si era prefissa Diana Pacelli si è quindi concretizzato una volta arrivata all’ingresso del Campo. Nello stesso luogo dove, al proposito di Europa, l’11 luglio arriveranno il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, per la 77esima commemorazione dell’eccidio di Cibeno, passato e presente si sono ricongiunti in un filo ideale. Un percorso a ritroso rispetto a quello affrontato dai deportati, per non dimenticare. «Il mio intento –queste le prime parole di Diana al suo arrivo – era portare alla luce il tema della delazione senza mettersi in una prospettiva di giudizio. La delazione era pagata: un ebreo veniva venduto in cambio di un corrispettivo equivalente alla media di uno stipendio mensile. Credo sia importante ricordarsi che ci sono delle macchie morali davvero oscure nel nostro passato. Macchie che si possono ripetere, che si stanno ripetendo, se pensiamo a come l’Europa agisce sull’immigrazione».
Il progetto di Diana Pacelli è stato realizzato con il contributo di più enti come Fondazione Fossoli, Freundeskreis der Bauhaus Universität Weimar e.V., Stadt Dachau, Stadt Weimar. Inoltre, Bauhaus-Universität Weimar-Frauenförderfonds Sparkasse Mittelthüringen. E non si è concluso con l’arrivo dopo 900 chilometri a piedi al Campo di Fossoli.
Diana ieri ha visitato il Museo Monumento al Deportato, uno dei luoghi dalla capacità evocativa più forte di tutti per genere comprensione di quanto accaduto durante l’orrore della seconda guerra mondiale. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
