«Nella tragedia di Romeo e Giulietta l’eterno confronto tra genitori e giovani»
Da questa sera in scena al Teatro Storchi di Modena, il regista Teodoro Bonci racconta lo spettacolo
PAOLA DUCCI
Il regista e attore Teodoro Bonci del Bene reinventa per Emilia Romagna Teatro Fondazione uno dei testi di William Shakespeare più amati della tradizione teatrale, Romeo e Giulietta. Il suo spettacolo, "Romeo and Juliet Melo – Drama", attinge dal mondo della musica pop e racconta la dinamica del rapporto tra l’età adolescenziale e quella adulta. Sul palco, insieme a Bonci, Carolina Cangini e Jacopo Trebbi che saranno in scena al Teatro Storchi di Modena da stasera a domenica .
Teodoro Bonci del Bene da dove nasce l’idea di questo spettacolo?
«Sono partito dai miei quattordici anni, dai dischi che ascoltavo allora, poi ho ascoltato quelli dei quattordicenni di oggi, mi sono interessato ai loro miti, a come vestono e al ruolo sociale che ricoprono. Così ho scelto le musiche dello spettacolo. Ma prima ancora si è fatto forza dentro di me il desiderio di lavorare su un classico. Abitualmente io e la mia compagnia lavoriamo su drammaturgie contemporanee e decidere di affiancarci a Shakespeare è significato uscire dalla nostra "confort zone", mettendoci in qualche modo in pericolo e discussione e questo è stato meraviglioso. Da quel contrasto tra i Montecchi e i Capuleti è nato "Rommeo and Juliet Melo - Drama" che pone a confronto due mondi, quello dei giovani e quello dei genitori: un contrasto che sembra insanabile e senza epoca, proprio come quello che ci racconta Shakespeare. Romeo e Giulietta sono infatti estranei all’odio della famiglia, non per ideologia, ma per istinto, un carattere dettato dall’età e dalla loro purezza. Ma allo stesso tempo ne sono vittime e ne diventano strumento, dando così vita al dramma».
L’opera di Shakespeare resta senza tempo...
«Assolutamente. La vicenda si svolge in Italia e Shakespeare ci presenta una città pervasa dall’odio. Non sappiamo perché le due famiglie in questione si odino, nemmeno loro se lo ricordano. L’odio ha a che fare con la parola “famiglia”. I giovani sono gli eredi naturali di questo odio e tentano in tutti i modi di sottrarsene, ma il loro tentativo è fallimentare. Giulietta è una giovane donna che ha il coraggio di dire “no” ad un padre padrone. Così nel mio spettacolo Giulietta è una giovane ragazza di oggi che racconterà i fatti, guardando in faccia lo spettatore, e Romeo. La drammaturgia è frutto di un laboratorio svolto con i ragazzi di un liceo e il dramma Shakespeariano è stato l’occasione per mettersi in totale ascolto di questa generazione. Nel testo dello spettacolo si trovano velati i commenti dei ragazzi alla vicenda. Agli alunni si deve anche la scelta dei costumi e parte delle musiche. Il risultato è un'opera che parla di loro e che gli adolescenti apprezzano venendo a teatro».
Cosa deve aspettarsi allora il pubblico che si accosta ad un “Romeo and Juliet- Melo Drama"?
«Un’opera dove la musica è assolutamente protagonista insieme al testo, come vuole la tradizione. Noi, abituati al teatro contemporaneo, ci siamo invece accostati al genere melodrammatico con ironia e affetto, grazie anche alla particolarità dell'opera di Shakespeare che parte come una commedia e poi improvvisamente vira in tragedia. Di questo abbiamo fatto la chiave dello spettacolo e l’ironia del poeta ci ha permesso di essere popolari».
L’attualità sta anche nell’allestimento: in scenauno schermo con il quale gli attori sono in dialogo.
«Ho pensato a un film, agli schermi che portiamo quotidianamente in tasca, che ci raccontano ogni istante del nostro presente. Quegli schermi che, raccontando la realtà, ne prendono progressivamente il posto. Allora ho sostituito il palcoscenico con uno schermo. Ho lasciato che lo spettatore potesse vedere la differenza fra le immagini proiettate dal vivo e quello che accade».
C’è un messaggio che vuole lasciare?
«Nello spettacolo c'è un passaggio che paragona il rapporto tra figli e genitori a quello che può intercorrere tra cittadini e Stato. All’origine del mio lavoro c’era di certo un’urgenza politica. Lo Stato non incontra indistintamente tutti i cittadini ma gli pone delle condizioni, così come il padre di Giulietta le offre la possibilità di salvezza ma solo se sta al suo volere. Giulietta però dice no e va incontro al suo destino perché ritiene ingiuste e insensate la ragioni del padre. E noi cittadini? Cosa scegliamo di fare davanti a leggi palesemente ingiuste, che non contemplano la libertà e i diritti di tutti?». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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