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la decisione 

Il Teatro Comunale conferma Aldo Sisillo «Riallacciare i rapporti indeboliti dal Covid»

Luca Gardinale
Il Teatro Comunale conferma Aldo Sisillo «Riallacciare i rapporti indeboliti dal Covid»

Il direttore resta alla guida della Fondazione e del Pavarotti «Con i nostri streaming Modena è arrivata ovunque»

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Luca Gardinale

Pensa al ricordo più brutto, quello del teatro completamente vuoto, e alla gioia di rivedere il pubblico e gli attori in scena. Del resto, anche nel momento più buio ci sono state notevoli soddisfazioni, a partire dai 900mila spettatori che da ogni parte del mondo hanno seguito gli streaming del Comunale. E ora che le attività stanno progressivamente ripartendo, Aldo Sisillo, direttore della Fondazione Teatro Comunale di Modena e direttore artistico del “Pavarotti”, appena riconfermato nel suo ruolo dal Consiglio direttivo, guarda con fiducia alle nuove sfide.

Direttore Sisillo, partiamo dalla sua conferma: è soddisfatto?

«Sono molto soddisfatto, e ringrazio i soci che fanno parte del Consiglio, ovvero Comune e Fondazione, per la fiducia rinnovata, che rappresenta un importante riconoscimento per il lavoro fatto negli ultimi anni da tutta la squadra che lavora con me, dallo staff ai collaboratori».

Quali sono i risultati più importanti che avete conseguito?

«Per prima cosa l’internazionalizzazione del pubblico, che negli ultimi anni ha avuto un impulso molto importante, tanto che diversi tour operator portano i turisti a vedere le nostre opere. Sempre sulla stessa scia, c’è la collaborazione con i teatri europei, ma anche il riconoscimento da parte della Regione del teatro di Modena come centro di formazione importante per la comunicazione in video».

Quali sono le sfide principali per il futuro?

«La sfida principale è proprio nella costruzione di un futuro diverso, perché dopo la pandemia le cose non torneranno come prima. Per questo, bisognerà individuare nuovi linguaggi e nuovi strumenti di comunicazione, lavorando in sinergia con il Comune e con le altre istituzioni. Tra il lavoro da fare ci sarà anche da riallacciare tanti rapporti, perché un anno e mezzo di stop ha inevitabilmente allentato alcuni legami. Penso alla collaborazione con le scuole, ad esempio, un legame per noi molto importante, per il quale bisognerà lavorare per riallacciare. E poi c’è la sfida della piena ripresa, perché anche se abbiamo fatto cose importanti con lo streaming, lo spettacolo dal vivo è un’altra cosa».

I concerti in streaming sono stati un’esperienza positiva?

«Sì, perché ci hanno dato modo di consolidare l’audience internazionale, tanto che i nostri concerti hanno avuto 900mila visualizzazioni da tutto il mondo, facendo conoscere il teatro, ma anche la città, dal momento che abbiamo pubblicato anche contenuti non solo musicali, ma in generale legati alla città».

Da quali Paesi sono stati seguiti gli streming?

«In gran parte dagli Stati Uniti, cosa nuova e interessante, ma anche da centro Europa, Sudamerica ed estremo oriente, in particolare dalla Corea, mentre di recente abbiamo aperto un nuovo canale per la Cina, dove non è possibile vedere YouTube».

Quando confidate di poter tornare alla “piena” presenza del pubblico?

«È difficile dirlo, dal momento che la situazione è in continua evoluzione: se funzionerà il sistema del Green Pass, l’auspicio è quello di poter superare presto le limitazioni attuali. Al momento le regole sul distanziamento ci sono ancora, e per noi i problemi non si limitano alla presenza del pubblico, ma riguardano anche tanti altri aspetti organizzativi, dall’orchestra ai cori. In ogni caso, già dal 2020 abbiamo adottato un protocollo che ora è già collaudato. Quello della fase più acuta della pandemia è stato un periodo durissimo da tanti i punti di vista, a partire da quello economico, anche se siamo orgogliosi di aver utilizzato al minimo la cassa integrazione per i dipendenti». —

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