Gazzetta di Modena

La lezione di Rosmini «Il limite umano come una risorsa verso l’infinito»

S.A.

Fernando Bellelli ha curato il volume “Filosofia della politica” del teologo 

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Filosofia della politica. Questo il titolo dell’opera di Antonio Rosmini, a cura di Fernando Bellelli, dell’unviersità di Modena e Reggio (ed. Cantagalli, Siena 2021). Un insegnamento più che mai attuale, come spiega lo stesso curatore dell’opera.

«L’illustre studioso Fulvio De Giorgi, nella sua monografia su Paolo VI, scrive che “Benedetto XVI ha operato per una ripresa del pensiero cristiano moderno – spiega Fernando Bellelli – con le beatificazioni innanzitutto e sopra tutto di Antonio Rosmini, ma anche di John Henry Newman: gli atti più importanti del suo pontificato”. Rosmini, il “santo proibito”, così lo ha definito in una biografia su di lui Michele Dossi, è più che attuale per noi perché la forza della sua obbediente profezia per la Chiesa e per il mondo è in larga misura ancora da valorizzare».

“Adorare, tacere e gioire”: un consiglio, una regola di vita che venne adottata anche da Manzoni. Come si declina oggi?

«L’espressione di Rosmini è “adorare, tacere, godere”, per evitare fraintendimenti di ogni tipo spesso “godere” viene sostituito con “gioire”. Questo passaggio ci offre lo spunto per comprendere quello che dal mio punto di vista è un elemento indispensabile per consentire una corretta trasmissione e comprensione del pensiero di Rosmini, e che è alla base dell’operazione editoriale di restituzione in italiano corrente della sua opera “Filosofia della politica”: si tratta dell’importanza della riflessione sul linguaggio come costruzione di realtà. Il linguaggio, infatti, non solo esprime i contenuti, bensì li crea, e li può pure trasformare. Il mondo dell’informazione è il campo privilegiato in cui tutto ciò è riscontrabile: basti pensare a quello che può succedere con le cosiddette fake news… Ciò detto l’insegnamento della massima rosminiana per la realtà odierna può senza dubbio essere declinato nel consentire la comprensione pratica che la purezza della bellezza di quel godimento eterno e assoluto è possibile come vero e pieno appagamento solo in quanto conseguenza della capacità di capire e interpretare l’esistenza con l’umiltà di chi vive il limite umano come risorsa per accedere all’infinito».

«In altri termini, permettere all’infinito stesso - adorandolo, cioè riconoscendogli il primato assoluto - di compiere il desiderio umano, proprio nel momento in cui la persona si rende conto che c’è un amore che la supera infinitamente e, nel silenzio dell’infinitamente piccolo, le dona ciò di cui non esiste nulla di più grande – conclude Bellelli – La parola latina che indica questo significato rosminiano degli effetti della parola godere-godimento è gaudere-gaudium (che non ha nulla a che fare con l’essere dei “gaudenti”)». —



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