La cassetta degli attrezzi per una buona musica Ecco il primo album di Gustavo “Gus” Savino
Il medico è un tastierista appassionato: «Dal lockdown il frutto di una collaborazione a distanza con tanti amici»
davide berti
Chi lo conosce sa che la sua missione è “fare stare bene la gente”. Tutti i giorni lo fa come direttore dell’unità operativa complessa di Medicina dello Sport Ausl di Modena, coordinatore tecnico del centro regionale antidoping dell'Emilia-Romagna e specialista in Farmacologia e Medicina dello sport. Gustavo Savino, 52 anni, oltre alla medicina e allo sport ha un’altra passione: la musica. E anche con questa “fa stare bene”. Si trasforma di notte sulla sua tastiera, dalla quale è nato il primo album (dodici canzoni su cd, una tredicesima in versione digitale, la bonus track, una traccia solo strumentale).
Come è nata questa avventura?
«L’avventura, perché lo è davvero, è iniziata nel primo lockdown. Finite le serate musicali con amici, per non soffrire di astinenza da musica e da condivisione della stessa ho pensato a cosa provassi, alle emozioni e ai ricordi più vivi in un momento in cui stavo anche piuttosto male per la salute di mia madre (che poi è volata in cielo in ottobre). Dopo il lavoro, alla sera e di notte ho recuperato alcune cose scritte in passato, ne ho scritte altre nuove, di getto ed ho provato a metterle in musica o viceversa. Sono venute fuori una ventina di canzoni, poi ne ho scelte solo alcune. Ho voluto proporle e suonarle con amici musicisti anche lontani perché questa idea, questo progetto potesse unirci nelle emozioni e nella condivisione tra noi quasi fossero storie da confidarsi in un momento difficile».
Il 3 luglio è uscito il primo singolo, Display, in settembre uscirà il secondo singolo, “Cantami qualcosa”, a ottobre finalmente il cd in versione digitale e fisica e le esibizioni dal vivo.
Perchè il titolo “ToolKit”?
«Mi immagino questo album come una cassetta degli attrezzi, siccome i pezzi sono tutti diversi tra loro, emozioni diverse e stili diversi, ognuno potrà scegliere ed usare per il proprio umore la canzone/utensile più adatta... dopo averle ascoltate tutte...».
Da un titolo particolare è nata una copertina speciale.
«La copertina ritrae una cassetta degli attrezzi che contiene oggetti strani: un tentacolo, una fetta di pizza, un cuore, dei tasti di pianoforte, delle posate... Sono simboli di situazioni e stati d’animo o ricordi che sono nei pezzi del cd. L’autrice del bellissimo disegno è mia figlia Chiara, a cui ho dato solo qualche indicazione che ha interpretato alla perfezione».
Testi e musica arrivano tutti dalla sua esperienza?
«Sì sono l’autore di testi e musica, ho trattato temi personali legati a ricordi passati e recenti. C’è la storia di una relazione di quando ero adolescente, una mia visione della città di Napoli dove ho vissuto per anni, un racconto che sembra dedicato ad una donna ma l’interlocutrice è invece un’emozione, il bisogno di musica quando ci sono pensieri nella testa che sembrano volerti distrarre dalla serenità, una canzone dedicata a mio figlio Gabriele... o forse a me, il pezzo strumentale dove ho immaginato mia figlia e la sua passione per i paesaggi giapponesi, ed altro che lascio scoprire a chi vorrà ascoltare. I generi sono differenti, c’è una ballata quasi barocca, una bossanova, un paio di blues, una canzone in napoletano, e altro ancora».
È il suo primo album. Ne ha già in mente un altro?
«Ho suonato piano e tastiere in altri dischi di amici musicisti ma questo è il mio primo come Gus Savino. Ce ne sarà sicuramente un altro, ho già in mente il progetto».
Chi deve ringraziare?
«Tante persone. Massimo Pasqualin, cantante ed amico carissimo compagno di avventure musicali. Luca Annunziata, cantante e musicista con cui condivido musica dagli anni salernitani. Davide Cambi, cantante unico e bravissimo nella pronuncia ed espressività napoletana, è lui che canta “Te fanno fesso” il pezzo partenopeo. Antonio Viola, chitarrista prezioso in ogni genere musicale. Sandro Gualdi, bassista dallo stile elegantissimo. Francesco Coppola, batterista tra i più noti in Emilia. Mario Insenga, batterista e bluesman italiano leader dei Blue Stuff. Deanna Bogart, pianista e sassofonista americana, bravissima blueswoman i cui dischi ascolto da anni e con la quale è nata una grande amicizia che ci ha portato a suonare insieme qui a Modena nel settembre 2018. Marco Remondini, violoncellista di spessore. Mel Previte, chitarrista di cui sono fan da anni. Marco Simon Maccari, bassista nonché artefice di alcuni arrangiamenti del disco, di tutta la parte di editing e mixing di questo progetto e maestro nel riuscire a far stare bene insieme tutte le parti suonate a distanza che sono state fatte pervenire al suo Peak Recording Studio di Rubiera, professionalità di altissimo livello».
Musicalmente come si evolve?
«Volevo studiare pianoforte, ho iniziato da piccolo, avevo nove anni. Mi divertivo con una tastierina Bontempi a replicare alcuni motivetti che sentivo alla radio o in tv. Non sapevo che il mio autorevole e severo maestro mi avrebbe imposto ore ed ore di solfeggio parlato e cantato senza mai farmi toccare un tasto. Mi annoiai, lasciai gli studi (e me ne pento) per poi riprenderli a 16 anni con un bravissimo concertista salernitano, Salvatore Giannella. L’università dai 18 anni in poi mi portò a vivere a Napoli e le lezioni divennero più sporadiche, poi il lavoro, poi il trasferimento a Modena e gli studi col grande Davide Fregni. Dal classico sono passato all’amore per il blues con in mezzo la scuola salernitana di pianobar a “matrimoni e comunioni” quando ero un ragazzo ma sono stato un discontinuo e indisciplinato studente».
Come concilia la professione di medico con la musica?
«Io credo che per lavorare bene e con mente lucida ognuno debba avere una passione da coltivare, poter staccare la mente dai pensieri e dai problemi lavorativi te li fa osservare da punti di vista diversi. Suonare mi permette di condividere con altre persone un linguaggio universale dove posso mettere qualsiasi sensazione che so che verrà ascoltata e ricambiata. Tutto ciò previene lo stress e aiuta a vivere meglio. Il tempo purtroppo lo si ruba, spesso alla famiglia, ma quando hai dalla tua persone intelligenti che comprendono che la musica è un’esigenza alla fine il poco tempo rubato finisce per essere funzionale alla serenità dei momenti condivisi».
Musicalmente chi è lei?
«Sempre curioso e desideroso di trovare il tempo di studiare e rubare dai musicisti più bravi. Appassionato morbosamente del blues, capace di infilare le Blue Notes in “Romagna Mia” o “Malafemmena”».
Il suo primo concerto?
«Nuova Compagnia di Canto Popolare, metà anni 80, li ho seguiti con passione e li seguo ancora».
Il suo primo disco?
«Avevo 9 anni, mi piaceva il rock degli anni 50 e comprai con una serie di paghette a 3.500 lire un disco di una band che poi ho scoperto essersi formata in Italia, facevano cover, i Kim & the Cadillacs».
Il disco preferito?
«Trippin’ Live di Doctor John».
La canzone preferita?
«My Melancholy Blues dei Queen cantata e suonata al piano in maniera struggente da Freddie Mercury».
Un sogno: chi vorrebbe avere nel suo disco?
« Un pezzo con Eric Clapton alla chitarra e voce, Steve Gadd alla batteria e Nathan East al basso mi farebbe impazzire... Ma devo dire che i miei amici musicisti hanno davvero poco da invidiare ai grandi, mi sento sempre piccolo, nonostante le dimensioni, e quando suono in compagnia cerco di rubare spunti e migliorarmi per sentirmi sempre adeguato, per ora mi diverto tantissimo così». —
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