Gazzetta di Modena

Sestola, gli anni d’oro della Cultura con i progetti nati al ristorante Faggio

Michele Fuoco
Sestola, gli anni d’oro della Cultura con i progetti nati al ristorante Faggio

Pipino ripercorre la storia, con Albertino, dal 1980 al 1990: dalla Biennale d’arte al premio con Levi e Zucconi 

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Michele Fuoco

Si respirava anche arte e cultura a Sestola, meta di tanti turisti, negli anni ’80 del secolo scorso: ne dà testimonianza Sandro Pipino nel libro Gli anni d’oro del “Faggio”, pubblicato da Artestampa di Carlo Bonacini. Un volume di 460 pagine (28 euro), in cui l’artista ripercorre la storia, dal 1980 al 1990, con artisti e personaggi modenesi a Sestola e… dintorni.

«Un racconto di rara eleganza narrativa, scritto – nota Mario Ventura nella prefazione – con la lineare schiettezza che è tratto caratteristico di Pipino nei suoi rapporti umani e con una equilibrata dose di distacco e di partecipazione, senza tralasciare qualche elemento di nostalgia e di qualche benevola punta di ironia».

È il ristorante “Faggio” di Albertino Allori, dove nacquero gli eventi di allora, in particolare La Biennale d’arte, con tanti pittori e scultori noti non soltanto nel modenese.

Era una modo per far conoscere la vitalità della cultura figurativa del territorio attraverso le opere di artisti che a Modena non trovavano posto negli spazi pubblici, quelli della Galleria Civica, dove l’allora direttore Pier Giovanni Castagnoli era interessato a proporre agli increduli visitatori (in verità, sempre pochi) arte povera e arte concettuale. Il desiderio degli artisti modenesi era quello di dare visibilità al loro lavoro.

E l’idea di dare corpo ad una manifestazione prese avvio e si concretizzò, grazia a Pipino, il collezionista Carlo Sernicoli e Giorgio Scapinelli, detto Scap (era con Campani, quando nel 1956, nacque la Paul Film) al Faggio, per la disponibilità di Albertino «uomo generoso e impareggiabile anfitrione».

Così con il sostegno anche del Comune di Sestola, con il sindaco socialista Mario Galli e l’assessore Emilio Balboni, decollò la prima Biennale di Sestola, con presenze storiche (Quartieri, Magelli, Trevisi) e artisti affermati (Cavallari, Passoni, Valbonesi, Mazzieri, Biolchini, Scarabelli, Testi, Carla Molinari, Luisa Bertani Baracchi, Colfi, Holban…) di cui Pipino offre una puntuale scheda.

Nel 1983 la seconda Biennale, con l’immancabile convivio da Albertino. La rassegna sarà poi portata a Mannheim (Germania), e gli artisti saranno ospitati a Sestola.

È l’edizione legata anche al Premio giornalistico, con una giuria d’eccezione, formata da Arrigo Levi (presidente), Guglielmo Zucconi, Angiolo Silvio Ori e Gabriella Guandalini, direttrice dei Musei Civici.

Tra arte e convivialità prendono vita altri progetti al Faggio, come la prima edizione, nel 1986, del “Faggio d’oro” assegnato a Aurelio Artioli per l’editoria d’arte, a Mario Cadalora per la cultura e la promozione dell’arte, e a Giuseppe Cantarelli, per l’arte culinaria.

Un premio dalle finalità benefiche: furono raccolti più di quattro milioni di lire consegnati al presidente dell’Istituto Charitas di Modena.

Nel libro si scopre Luciano Pavarotti come pittore e le sue opere esposte a New York nella mostra “Pavarotti and friends”, con la partecipazione di Pipino, Scapinelli, Venturelli, Giberti, Luisa Bertani, ma pure di Gillo Perez e Candido Bidò della Repubblica Dominicana.

Un evento organizzato dall’industriale del mobile Vittorio Cavani.

E ancora Luciano Pavarotti per la ristrutturazione, con gli ex allievi del Sacro Cuore a Modena, del teatro e della cappella.

E per l’inaugurazione del Teatro Auditorium, su progetto dell’architetto Paolo Sorzia, Pavarotti tenne un concerto.

Senza dimenticare quellaper una Via Crucis si resero disponibili Manelli, Vanni, Venturelli, Carloni, Testi, Lugli, Carla Molinari. Per l’altare, il tabernacolo e l’ambone portarono elementi di novità Scarabelli e Biolchini.

A Pipino l’impegno di realizzare una pala d’altare per la nuova Cappella del Sacro Cuore. Il libro è anche autobiografico.

Alle tappe di artista, Pipino aggiunge pagine sul vescovo di Modena Santo Quadri e sulla lettera a don Miro Bettelli, critico e collezionista d’arte contemporanea, Da segnalare inoltre la sua passione per la poesia che lo ha visto primeggiare, nel 2000, al Premio “Città di Sesto Fiorentino”, con una giuria presieduta da Mario Luzi. —

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