Gazzetta di Modena

la mostra 

L’uomo e l’angoscia nelle opere di Zecchini alla Galleria Ranarossa

Michele Fuoco
L’uomo e l’angoscia nelle opere di Zecchini alla Galleria Ranarossa

2 MINUTI DI LETTURA





Michele Fuoco

Non c’è una pur minima consolazione nelle figure che Alberto Zecchini presenta, fino al 12 luglio, alla Galleria Ranarossa 3.0, in via Montevecchio 21. L’uomo vive nel disagio anche interiore, con consapevole rinuncia ad un rapporto pieno con la vita. Le opere sembrano disegnare lo spietato diagramma di sconfitte esistenziali, con un progressivo trionfo di un inesorabile vuoto d’essere. Ogni opera possiede la forza trasgressiva dell’immagine, in cui confluiscono gli interrogativi più angoscianti. Le creature dell’artista modenese (ma è nato a Reggio 47 anni fa) non hanno identità. Il loro volto è trasfigurato, il corpo in parte dilaniato, non solo perché alcune figure indossano la mascherina, così familiare in tempi di pandemia, ma anche perché evidenziano il lungo retaggio di dolore che grava su ogni uomo. Persino gli abbracci, le nudità non riescono a nascondere l’intima indicibilità della profonda angoscia della fine. La ricerca di Zecchini si pone come una sorta di radiografia nel deserto quotidiano dei valori, mettendo a nudo impietosamente sia le miserie dell’uomo che quelle della società in cui viviamo. Certo, come ho scritto in altra occasione, c’è un richiamo a maestri del Novecento, come l’irlandese Francis Bacon e al britannico Graham Sutherland. Per certi aspetti Zecchini porta nell’opera la preziosità del segno appreso alla scuola di fumetto “Nuova Eloisa” di Bologna, ma pure gli insegnamenti di Ermanno Vanni, di cui ha frequentato, per anni, l’atelier a Maranello. E Vanni scriveva che «l'arte è espressione diretta dell'anima attraverso le mani, attraverso la facoltà che l'uomo ha di operare sul colore, sulla forma... Nella pittura di Alberto non c'è compiacimento, non c'è estetismo fine a se stesso, c'è piuttosto una spinta verso la sintesi, verso la capacità di trasfigurare l'uomo senza cadere nella gratuita trasformazione dell'uomo in una cosa. In sostanza i personaggi della pittura di Alberto hanno un'anima». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google