Gazzetta di Modena

IL LIBRO 

Un viaggio tra i temi della nostra vita nelle “Domestiche abitudini” di Casali

Stefania Piscitello
Un viaggio tra i temi della nostra vita nelle “Domestiche abitudini” di Casali

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Stefania Piscitello

FORMIGINE. Una sorta di viaggio dantesco, dalla scoperta della morte a quella della vita: è quello che percorre, e fa percorrere al lettore, Giorgio Casali nel suo ultimo libro “Domestiche abitudini. Poesie 2004-2019”, edito dalle Edizioni Contatti di Genova nella collana “Rubedo” diretta da Massimo Morasso. Casali, classe 1986, nato a Formigine ma da sempre residente a Fiorano, è stato speaker radiofonico e ha all’attivo diverse raccolte poetiche: ogni anno, è tra gli ospiti del Poesia Festival. In quest’ultimo libro, il primo della compiuta maturità, il poeta dà voce ai temi che, da sempre, lo ossessionano. Sabato 10 luglio presenterà la sua opera alla libreria “Le vite degli altri” a Fiorano alle 17.30, mentre a settembre approderà al “Poesia Festival” di Genova. Partiamo dal titolo.

Perché “Domestiche abitudini”?

«Il titolo proviene da un verso di una mia poesia del 2012 che poi era finita dentro “Diarietto Cattolico”, un mio libro uscito nel 2016. È partito tutto da lì. “Domestiche” perché molte poesie sono ambientate proprio tra le mura di casa, in alcune stanze. E “abitudini” per la dimensione familiare e, appunto, abitudinaria. E poi questo discorso vale anche fuori dalle mura domestiche, anche le strade, anche il pensiero sulla morte e sulla vita sono diventate consuetudini, abitudini della mia poesia».

Il sottotitolo invece è “Poesie 2004-2019”, ma il libro non è un’antologia di poesie già edite. Sono i temi a ritornare?

«Esattamente. Fatte alcune eccezioni, si tratta di un libro di inediti. Sono proprio i temi ad essere ricorrenti. Però stavolta ne faccio una panoramica completa e più matura. Mentre nelle mie precedenti opere “Notte provincia” e “Sotto fasi lunari” c’erano la notte, il tempo, e in “Diarietto cattolico” la fede e l’eternità, in questo ho unito un po’ tutto. È come un viaggio. Si parte dalla prima sezione, “L’odore dei morti”, che racconta la scoperta della morte con gli occhi di un bambino. Le ultime due sezioni, “Stanze per il figlio” e “Alla luce” rappresentano invece la scoperta della vita grazie al bambino».

Anche la strada e il territorio le stanno a cuore.

«È così qui come un po’ in tutti i miei libri. Soprattutto le strade emiliane, anche quelle dei paesi meno battuti, diventano voci da ascoltare e protagonisti della poesia».

Come la musica, sempre presente. Che funzione ha nella tua poesia?

«Come succede in certi film ben riusciti, in cui la colonna sonora non è un sottofondo ma parte dell'opera, nelle mie poesie in cui ci sono le canzoni queste diventano una voce vera, non una distrazione. La musica, soprattutto quella rock, diventa co-protagonista».

Questo libro racchiude un percorso lungo 15 anni, scrive da quando lei era giovanissimo. Cos’è per lei la poesia?

«Ci hanno provato in tantissimi a definirla, ma si riescono a dare risposte parziali. Anche in questo libro mi batto con questa domanda cercando di dare delle risposte, sia rispondendo a che cos’è la poesia sia chiedendomi a cosa serva. Come ho scritto in “Parola che arriva”, è qualcosa che non immaginavo, imprevedibile, arriva lei indipendentemente da me, entra nel cuore, nell’anima». —

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