“Gli amici del criminale Cesare Battisti” le opere-denuncia di Adriano Venturelli
Alfonso Scibona
Sassuolo Inaugurata a Sassuolo, la mostra di Adriano Venturelli su “Gli amici del criminale Cesare Battisti”. Ieri erano i “cattivi maestri” o i “compagni che sbagliano”, oggi sono gli “amici” e, in questo caso “gli amici del criminale Cesare Battisti”.
C’è un filo rosso che unisce gli uni agli altri, e rosso, non per caso, è il tratto cromatico scelto da Adriano Venturelli per il suo ambizioso ciclo pittorico nato dalle riflessioni sulle connivenze e sulle coperture garantite dagli “amici” al terrorista italiano, associato nel 2019 al carcere di Oristano ed in seguito a Ferrara. La mostra che gode del patrocinio del Comune di Sassuolo è ad ingresso gratuito all'interno di PaggeriArte, in piazzale Della Rosa e rimarrà visitabile fino al 5 settembre.
Tele di grandi dimensioni, una per ogni “amico” che ritiene (e ritenne, sottoscrivendo un appello che raccolse oltre 1500 firme) Battisti un perseguitato politico, e su ogni tela un timbro, che dà nome e cognome a quell’astrattismo che prende invece forma definita, nel ciclo ideato da Venturelli, rivendicando con forza una denuncia cui l’artista modenese da forma contro «l’arroganza – di quanti, con il loro sapere e la loro influenza sociale, mistificano la realtà» viene spiegato.
«Una arroganza - ha puntualizzato l’artista Venturellinel corso della sua presentazione, coordinata dalla curatrice Francesca Giovando - prigioniera di un’ideologia che fa di chi non la pensa come loro un reazionario fascista, mentre loro sono i buoni, loro sono di sinistra».
Da Mitterand a Carla Bruni e Daniel Pennac, dall’ex presidente del Brasile Luiz Inácio da Silva, per tutti Lula, fino agli italiani Roberto Saviano, Erri De Luca, Vauro Senesi; la galleria che Venturelli crea con il suo ciclo pittorico è ampia e lascia pochissimo spazio all’immaginazione. Il progetto, intrapreso nel 2006, è tuttora in divenire, ma la “scrittura visiva” di Venturelli da già modo di apprezzare la tensione che anima il pittore formiginese, consapevole di inseguire la sua voglia di verità, la sua volontà “di fare qualcosa, anche se non sono uno scrittore né un giornalista, non ho potere istituzionale e non possiedo armi mediatiche”. Ecco allora l’idea di un ciclo pittorico che vuole essere una risposta ai cattivi maestri che invecchiano ma non arretrano dalle loro posizioni, trasformandosi negli “amici del criminale”: ecco il rosso sangue delle tele, ed ecco la “gogna” del timbro che da agli amici nome e cognome a ribellarsi a quello che Venturelli definisce uno scandalo, che ha segnato per anni la vita dei familiari delle vittime di Battisti e agitato le coscienze dei più. L’esposizione, che gode del patrocinio del Comune di Sassuolo (al vernissage erano presenti il sindaco Francesco Menani e l'assessore alla cultura Angela Ruini) resterà visitabile fino al prossimo 5 settembre e verrà arricchita da una serie di eventi collaterali (reading, relazioni, installazioni multimediali) sulla vicenda di Cesare Battisti cui le grandi tele dell’artista faranno idealmente da quinta. Informazioni sugli orari e le giornate di visita presso l'Urp di piazza Garibaldi. —
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