L’arte si fa gioco e magia per i tre artisti del Metronom
Esposti oggetti, foto e mondo digitale di Elgar, Hannula e Morgan Gandolfi.
Michele Fuoco
Sono fotografi, ma hanno familiarità con altre forme d’arte, con il mondo digitale, la virtualità, senza rinunciare a relazioni con materiali della quotidianità. È quanto mette in luce la mostra “Del resto i costumi cambieranno” alla galleria Metronom, in via Carteria 10, dove l’italo-americano Niccolò Morgan Gandolfi, Annabel Elgar che vive e lavora a Londra e la finlandese Eeva Hannula manifestano una pratica, con tratti comuni, della costruzione dell’immagine, partendo da una dimensione reale, fisica e tangibile di oggetti, di cose. Del 2015 sono le opere di Gandolfi (lavora anche occasionalmente come fotografo di architettura e ha collaborato con vari editoriali tra cui Domus e Casabella) che raccoglie e colleziona reperti. Ed ecco le composizioni “Flight Formation” con bossoli lasciati da cacciatori. Li ha raccolti nel bosco, abitando nei pressi di Sasso Marconi, in una posizione di accesso privilegiato alla natura. Li la collocati e bloccati, con rigoroso impianto geometrico di impeccabile struttura, su fogli di lana pressata. «E’ un paesaggio super astratto in cui si percepisce – dice la curatrice della mostra e direttrice della galleria Marcella Manni – l’atto di violenza nel conficcare il bossolo all’interno della lana che richiama il vello di un animale».
Singolari i recenti lavori di Annabel Elgar (un vasto curriculum con mostre internazionali), realizzati durante la pandemia degli ultimi due anni. Un periodo in cui è non le stato possibile ad andare fuori e cercare luoghi in cui ambientare il set che dà origine alle sue fotografia. Per questo ha recuperato tele da ricamo che è diventata sfondo su cui, attraverso la tecnica del punto croce, ha costruito figure e scene. In questo recupero di questo paziente lavoro antico l’artista inglese ha creato, con una sorta di “divertissement”, personaggi fantastici, anche ironici, con aspetti surreali che pure possono trovare legami con creature di fiabe, favole, racconti “dark”. Non è un’unica storia da leggere come sequenza. Ogni opera ha una sua individualità. Tante, quindi, piccole storie, con elementi comuni (orecchie da asino, maschere), ma anche estremamente differenti. Resta legata alla fotografia Eeva Hannula che vive e lavora a Helsinki, presso la cui università si è laureata in estetica. Le sue immagini nascono, con l’impiego di prismi e lenti binoculari, da un processo di assemblaggio di elementi, o da collage, con effetti sui contenuti della rappresentazione, data pure da elaborazioni digitali. «È come se fosse un processo di formazione manuale, di scrittura, con una figura ambigua, forse vista dall’alto, nell’intento di svelare qualcosa o di aggrapparsi ad essa». Così la Manni spiega, citando il verso “Del resto i costumi cambiano” del poema Les Etats Généraux di André Breton, come le cose artistiche, che possono aprirsi ad una dimensione giocosa e magica, e gli artisti (in questo caso Elgar, Hannula e Gandolfi), oggi, ci accompagnino, senza nostalgia in questa navigazione verso il cambiamento.
Mostra anche all’esterno, in via Carteria, dove per Digital Video Wall viene presentata, a cura di Martina Cavalli, l’opera video “Auratic Sentiency” di Hannah Neckelche concepisce il suo lavoro in una dimensione post virtuale dove gli oggetti non sono distinguibili hanno lo stesso statuto e in cui viene concesso spazio sicuro pzer esprimersi e connettersi. —
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