«Per il post-pandemia porto in giro per l’Italia i miei personaggi e racconto le loro storie»
Giorgio Panariello l’11 settembre con “Story” a Sassuolo «Curioso di vedere le reazioni del pubblico con mascherina»
Luca Trambusti
In questa estate anche il teatro ritorna a dare segni di vitalità. Un artista popolare come Giorgio
Panariello non poteva mancare un appuntamento importante che questo 2021 offre e ritorna sulle piazze portando il suo spettacolo e la sua comicità al pubblico. Così da qualche giorno lo show man torna ad esibirsi in giro per l’Italia con il monologo “Story” e nel calendario ha parecchie date nella sua Toscana e in giro per l’Italia con una tappa in piazzale Della Rosa a Sassuolo l’11 settembre (biglietti in prevendita online su vivaticket.it). Alla vigilia del suo tour, pochi giorni fa, lo abbiamo contattato per farci raccontare cosa aspettarci da questo spettacolo.
Panariello, dal titolo dello spettacolo si intuisce che si racconta qualcosa. Cosa esattamente?
«È una carrellata dei miei personaggi più famosi. In un’ora e quarantacinque racconterò come li ho conosciuti, perché non tutti sono di fantasia, e come sono nati. Ci saranno Mario il bagnino, il Pr, Naomo, la signora Italia, Merigo e l’immancabile Renato Zero. Sono come piccole “storie” sui social, solo che se avessero avuto una vita social si sarebbero persi nella rete. Invece hanno avuto una vita teatrale, televisiva e cinematografica e si sono mantenuti».
Qual è il suo rapporto con i social?
«Conflittuale. All’inizio, anche per questioni anagrafiche, li rifiutavo, non capivo come con una bischerata si potesse diventare famosi. Poi mi sono reso conto che era un discorso stupido e mi sono adattato. Alla fine è una buona comunicazione, anche per le cose della vita. Non li sto incensando, ma mi adatto».
In “Story” ospiterà qualche suo amico? «Per l’amor di Dio lasciamoli dove sono: a Castiglioncello o a Bagno a Ripoli. Sarò da solo perché è una piccola produzione, partita tardi e per un pubblico limitato. In scena sarò solo con uno sgabello e un armadio. È uno spettacolo intimo».
Ma come nasce “Story”? «Prima della pandemia era programmato uno spettacolo “antologico” che ripercorreva la mia vita, che è più comica di quella raccontata da un comico. Il progetto però è stato sospeso e “Favola mia” è posticipato alla prossima stagione teatrale. Così mentre scrivevo quel testo ho ritrovato tutti i miei personaggi e la voglia di raccontarli. E ho riscoperto battute, aneddoti e personaggi accantonati, che sono tornati nel presente».
Lei si divide prevalentemente tra teatro e tv. Quale preferisce?
«Avendo un forte desiderio di controllo su ciò che faccio, preferisco il teatro che ti permette di vedere quello che succede e correggere al volo, leggendo le reazioni del pubblico che ti dice se vai nella direzione giusta. In tv dopo che sei andato in onda ciò che è stato è stato. Non si fa in tempo a tornare indietro o a migliorare».
E come vedrà le reazioni del pubblico con la mascherina?
«Sono curioso, è un punto interrogativo. Per un comico non vedere il sorriso è dura. Dovrò riprendere le misure con il pubblico e preparare l’orecchio a percepire le reazioni».
Come ha vissuto il periodo del Covid?
«Tutto sommato bene, alla lunga però una cosa così sfiancherebbe anche un toro. Nel nostro mestiere ho visto tante persone ferme e lavoratori in grande difficoltà. I primi tempi li ho sfruttati a mio favore. Ho scritto un libro sulla storia di mio fratello (“Io sono mio fratello” uscito a novembre 2020) che è nato da un monologo preparato per il prossimo spettacolo. Ora avevo il tempo e il distacco necessario per raccontare la storia senza coinvolgimento. Mi avevano già chiesto di farlo ma non volli per non sfruttare la cosa. Ora passati gli anni potevo rendere giustizia ai pentimenti, ai sensi di colpa e chiarire la storia. Durante il Covid ho pensato anche ad uno spettacolo televisivo una specie di “late show”, poi ho incontrato Giallini e abbiamo fatto “Lui è peggio di me” su Rai 3. C’è stata anche la malattia di Carlo Conti: un momento difficile come se succedesse a un fratello».
Che bilancio fa della sua vita? «In qualche modo ce l’ho fatta. Sono soddisfatto dell’obiettivo, prima inconsciamente, poi consapevolmente raggiunto. Ho ottenuto ciò che volevo ma non mi fermo a quello che ho, c’è tanto altro da fare». —
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