Ferrari, alle radici del mito nel nuovo libro di Brancolini
Nel volume si ripercorre il decennio dal 1940 al 1950 che fu fondamentale per la nascita del Cavallino a Maranello
Con Enzo Ferrari e la sua fabbrica Alberto Brancolini torna a ripercorrere le radici del mito del Cavallino con la sua terza monografia, sempre per gli amici della Scuderia Ferrari Club Modena Enzo Ferrari. Presentata qualche sera fa in un noto locale del centro l’agile pubblicazione di Brancolini (accompagnata dai bellissimi disegni di Paolo Zanone) prende questa volta in considerazione il decennio che va dal 1940 al 1950: un periodo fondamentale per la storia del Drake, visto che coincide con la fine della sua esperienza con la Scuderia che portava il suo cognome e faceva correre le Alfa Romeo, con l’inizio di quella da costruttore (con l’Auto Avio 815), con la guerra e la costruzione dello stabilimento di Maranello; e poi con la nascita della prima Ferrari da corsa, la 125 S, e con la partecipazione al primo Campionato di Formula Uno, nel 1950. Brancolini, cultore della storia dell’automobile, racconta con dovizia di particolari questo periodo: il libro era già pronto l’anno scorso, in occasione del settantesimo anniversario della Formula Uno, ma la pandemia ha costretto a rinviarne la presentazione. «La Ferrari è l’unica casa automobilistica sempre presente a tutti i Campionati di F1 – ricorda Brancolini – e ha vinto 238 gare, 16 titoli costruttori e 15 titoli piloti». Ovviamente l’autore ha dedicato un doveroso spazio nella sua monografia all’Auto Avio, la casa automobilistica fondata da Ferrari nel settembre 1939 e che produsse la 815: carrozzeria disegnata da Touring e in itallumag, leggerissima, motore di derivazione Fiat 8 cilindri e 1500 cc, partecipante alla Mille Miglia 1940 (che aveva un percorso differente dalle precedenti). Dei due esemplari prodotti l’unico ancora esistente è nella Collezione Righini e pochi giorni fa ha vinto il premio Best in show al Concours d’Elegance-Trofeo Salvarola Terme nell’ambito del Motor Valley Fest. Ferrari produsse anche fresatrici oleodinamiche, a Modena e poi nel nuovo stabilimento di Maranello, dove nel 1943 lavoravano 140 persone. Dopo l’8 settembre gli occupanti tedeschi obbligarono Ferrari a fare la manutenzione delle loro armi “ma la notte gli operai del Cavallino la facevano anche a quelle dei partigiani – sottolinea Brancolini – con il tacito accordo di Ferrari».
Dopo la guerra il Drake decise di costruire una vettura da corsa, la 125 S, telaio Gilco, motore 12 cilindri progettato da Gioacchino Colombo, collaudatore e poi pilota ufficiale Franco Cortese. Nel 1950 alla tappa di Monza del Campionato di Formula Uno Alberto Ascari arriva secondo con la 375 da 4500 cc e si lascia dietro l’Alfa Romeo Alfetta 158, la stessa che Ferrari quand’era a capo della squadra corse della casa milanese aveva fatto esordire. Il resto è storia di successi in tutto il mondo e l’avvio di una leggenda che ancora fa sognare. —
Giovanni Medici
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