«L’improvvisazione stimola la creatività Il nostro progetto guarda ai giovani»
Modena non è di certo New Orleans, eppure la tradizione di questo genere musicale nel nostro territorio è fortemente radicato ormai da un secolo, tanto da vantare un festival dedicato, il “Modena jazz festival” che ogni anno, grazie all’associazione Amici del jazz, che peraltro quest’anno festeggia i suo 70 anni di attività, porta sui palcoscenici cittadini nomi importantissimi del panorama jazzistico nazionale ed internazionale.
Ma non è tutto, l'associazione ha anche un'intensa attività formativa e promuoverne lo studio tra i giovani con incontri e workshop di altissimo livello tenuti da grandi musicisti.
Da dove viene questo amore dei modenesi per questo genere musicale?
«Beh, intanto tutta l’Emilia Romagna e di conseguenza anche Modena è sempre stata terra di musica e di grandi musicisti – ricorda il direttore artistico degli Amici del Jazz, Giulio Vannini – Ripercorrendo però la storia di questi settant’anni, è bene ricordare che nel 1953, dopo i primi concerti organizzati dove capitava, Romolo Grande e Giorgio Messerotti fondarono a Modena la New Emily Jazz Band che divenne una realtà consolidata a livello nazionale, creando un movimento culturale che, esulando dalla musica, sconfinava nella pittura e nelle arti visive. A Modena si voleva solo suonare e nel corso dei decenni si sono esibiti artisti di caratura internazionale mentre, allo stesso tempo, la città diveniva fucina di validissimi musicisti che hanno continuato a proporre musica in teatri, club e circoli, che si sono distinti con proposte originali e artisticamente notevoli. Questa tradizione negli anni non si è mai persa e quello che è il nostro compito ora, dopo lo stop del Covid, è guardare al futuro con idee nuove».
Ed è proprio sul futuro che Giulio Vannini ha un sogno: creare una comunità del jazz proprio per i giovani. «Il jazz è una musica colta che fa divertire – specifica Vannini – ma dietro ha uno studio e una disciplina che si compone di elementi importantissimi anche per l’educazione dei giovani. Essi sono l’ascolto e l’improvvisazione, stimoli potenti per sviluppare doti di creatività nei giovani che, come è già accaduto in passato possono poi naturalmente sconfinare in altre forme artistiche. Come associazione allora ci prodigheremo affinché questo mio sogno possa concretizzarsi, ma abbiamo bisogno che le istituzioni e altri attori della comunità come le scuole o il mondo dell’associazionismo, ci aiutino e ci sostengano. Questo ambizioso progetto culturale non solo potrà essere il veicolo per far proseguire la tradizione jazzistica modenese che non si ferma da 70 anni, ma potrà essere anche un importante opportunità lavorativa per quei ragazzi che vorranno entrare a far parte del mondo della musica e dello spettacolo dal vivo». —
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