Gazzetta di Modena

«Scampato al Covid torno alla vita con i capolavori per violino solo»

Paola Ducci
«Scampato al Covid torno alla vita con i capolavori per violino solo»

Domenico Nordio questa sera si esibirà ai Giardini Ducali «Ho imparato a dare valore ad ogni singolo mio respiro»

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Paola Ducci

Oggi alle 21 ai Giardini D’estate, il violino di Domenico Nordio, uno fra i più acclamati musicisti italiani, esegue musiche da Biber, Bach, Say e Prokofiev.

Nordio si è esibito nelle sale più prestigiose (Carnegie Hall di New York, Salle Pleyel di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, Barbican Center di Londra, Suntory Hall di Tokyo) e con orchestre come la London Symphony, la National de France, l'Orchestre de la Suisse Romande, l'Orchestra Borusan di Istanbul, l'Enescu Philharmonic, la Simon Bolivar di Caracas, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Sinfonica Nazionale della RAI.

Allievo di Corrado Romano e di Michèle Auclair, nato a Venezia nel 1971, Nordio ha già alle spalle 33 anni di carriera riconosciuta in tutto il mondo.

Domenico Nordio cosa ci presenterà in particolare nel concerto di stasera?

«Una recita per violino solo su musiche di grandi musicisti. Si tenga presente che il repertorio per violino solo ha un periodo di buco tra il Barocco e il Novecento, in quanto, soprattutto nell’Ottocento, lo strumento prediletto per eccellenza dell’epoca romantica è stato il pianoforte. Ciò non significa che non ci siano lo stesso capolavori. Questa sera eseguirò la “Passacaglia” di Biber che fu un grandissimo virtuoso della musica polifonica e, a seguire, uno dei pezzi più famosi per violino solo: la “Ciaccona” di Bach, una danza per variazioni che si caratterizza per la sua scrittura polifonica praticamente perfetta. Non tralascerò di suonare Prokofiev per chiudere con un pezzo rapsodico di Say, compositore turco ancora vivente che adoro, dal titolo “Cleopatra”, che però non deve trarre in inganno, poiché è un omaggio ai colori della Turchia, la sua terra di origine. La grandezza di Say sta nella sua incredibile capacità di legare l’amore per la Turchia al pensiero di un mondo senza confini».

Che effetto le fa tornare a suonare dal vivo?

«Incredibile. Io sono un sopravvissuto Covid, ho avuto una ospedalizzazione molto importante durata più di un mese, dove ho rischiato di morire. Riprendere a suonare dal vivo (non mi sono mai lasciato tentare dallo streaming perché penso che la musica si rinnovi solo ogni volta che viene riproposta davanti ad un pubblico) è stato come riprendere a vivere, ma in modo diverso. Dopo il Covid ho imparato a dare valore ad ogni singolo mio respiro e sono cambiato profondamente. La mia ripresa è stata a Mosca a metà maggio e prima di salire sul palco mi sono detto “bene Domenico, questo è un test. Se senti ancora piacere a riabbracciare il tuo violino e il palcoscenico, continuerai a fare il musicista altrimenti si cambia vita”. E comunque dal Covid in poi la mia vita l'ho cambiata: mi sono trasferito a vivere con la mia famiglia sull’Altopiano di Asiago, dove posso respirare aria pura e ho deciso di limitare drasticamente i miei concerti in giro per il mondo, facendo scelte accurate, per dare più spazio a me, alla mia famiglia e al mio respiro».

Lei ha già alle spalle ben 33 anni di carriera. Perché ha scelto il violino?

«Non sono io che ho scelto il violino, è lui che ha scelto me! In famiglia non c’è nessun musicista e visto che sono sempre stato un grande “secchione” i miei genitori mi avrebbero visto volentieri avvocato o ingegnere. Poi a 8 anni l’incontro con mio cugino che mi fece provare il violino. Fu amore a prima vista e quando i miei genitori l’hanno capito furono lungimiranti, decisero per il top della formazione mandandomi a studiare musica in un college di Ginevra. Così a 16 anni già cominciavo a fare i miei primi concerti importanti. Ma la cosa meravigliosa è che non ho mai sentito da parte dei miei genitori nessun tipo di pressione, anzi, mi hanno lasciato molto libero di fare le mie scelte e mi hanno sempre incoraggiato e rassicurato tant'è che ancora oggi, quando mia madre mi vede stanco mi dice: “Domenico, smetti… puoi sempre decidere di fare l’avvocato!”».

Secondo lei cosa ha insegnato al mondo della musica e dello spettacolo in generale la pandemia?

«Sono molto combattuto sulla risposta. Vorrei dire che ci ha insegnato tanto, ma non è così. Molti colleghi, rispettabilissimi, si sono lamentati molto per quello che è accaduto e per cosa sta accadendo, chiusure, vaccini e Green pass compresi. Io dico che chi ha passato il Covid pesantemente come me può capire perché è stata necessaria la chiusura dei teatri e perché è fondamentale vaccinarsi. Il mio invito è di eliminare tutti i retropensieri di stampo politico, credere nella scienza e nel progresso e fare tutto ciò che in questo momento abbiamo a disposizione per sconfiggere, insieme, questo terribile virus che è riuscito a mettere in ginocchio l’umanità». —

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