Rileggere “Orlando” e scoprire l’acuta attualità di Virginia Woolf
Una proposta di lettura alternativa ai classici gialli da ombrellone un romanzo che merita di essere letto per la storia e la scrittura
Lorenzo Marchese
Perché leggere “Orlando” di Virginia Woolf in vacanza, senza anniversari o ricorrenze? Quello della grande scrittrice inglese (1882-1941), pubblicato nel 1928 e dedicato all’amica e amante Vita Sackville-West, non è certo un libro da ombrellone. Usando la forma apparente della biografia letteraria (di cui il padre di Woolf, Leslie Stephen, aveva dato prova come autore ed editore del monumentale “Oxford Dictionnary of National Biography” in sessantatre illeggibili volumi), Woolf ne fa una parodia fantastica che non si esaurisce nel divertissement.
Attraverso la vita di Orlando, un nobiluomo inglese del Cinquecento entrato nella corte di Elisabetta I, Woolf ribalta i presupposti di una scrittura che, enumerando vita e gesta del suo protagonista, manca sempre di capire come sia stato davvero, come sia cambiato, quanto abbia sofferto e gioito. La sua biografia fantastica è all’insegna dell’ambiguità: se tanti capolavori sono enigmatici per come riescono a dire e non dire, l’ambiguità in “Orlando” è anzitutto il materiale di un’identità che non si fa catturare mai nella sua interezza molteplice (giacché per Woolf una persona può fare appello a “diverse migliaia di io” nell’arco di tanti anni).
Orlando sfugge alla cronologia, solcando in una vaga e perplessa inappartenenza i secoli non troppo diversamente dal protagonista del racconto “Una giornata” (1935) di Pirandello. Sfugge alla morsa sociale che lo costringe a un ruolo pubblico esclusivo, allo sguardo degli altri su di sé in nome di una solitudine preziosa. E resiste anche alla forza dei pronomi: quando, dopo aver amato, combattuto e pensato come un uomo, si risveglia donna.
La seconda metà “femminile” del libro è di certo la più nota e fraintesa. Ma che sollievo leggere dietro l’apparente distacco del narratore, fra tante opinioni contemporanee espresse per ignaro partito preso su genere e transizione, riflessioni finalmente ponderate, libere da pregiudizi e curiose, sulla natura cangiante di categorie come maschile e femminile. L’esistenza di Orlando non è riducibile a poche pagine di dati: è uno spazio mutevole come il cielo, leggero e impenetrabile al tempo stesso.
Una sosta fra le offese del tempo e, nel senso più nobile del termine, un libro d’estate.
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