Gazzetta di Modena

oggi concerto nel parmense 

I Modena City Ramblers in tour Trent’anni di musica e impegno

Elena Pelloni
I Modena City Ramblers in tour Trent’anni di musica e impegno

Max Ghiacci: «Bene lo streaming, ma noi abbiamo bisogno del calore del pubblico È un momento di grande confusione e paura, ma è importante il rispetto delle regole»

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Elena Pelloni

MODENA. Oggi alle 21.30 i Modena City Ramblers faranno tappa a Sissa Trecasali (Parma) per il tour dedicato ai loro trent’anni di carriera. Molte saranno le canzoni proposte durante la serata, attinte dal loro corposo e celebre repertorio. Oltre ai festeggiamenti per questo importante traguardo, per il gruppo folk modenese oggi sarà anche occasione per ribadire l’importanza di tutti i lavoratori dello spettacolo. L’evento è infatti organizzato dall’associazione Promoter Emilia-Romagna (Per) col fine di riportare l’attenzione su un settore, quello della musica, ancora duramente colpito dalle conseguenze della pandemia. Cinque gli eventi organizzati all’interno della rassegna estiva di Per nel corso di quest’estate. Oltre venti sono invece state le date realizzate dai Modena City Ramblers da giugno a oggi. Ne abbiamo parlato con il bassista Massimo Max Ghiacci.

Trent’anni e non sentirli. Come sta andando il tour? E soprattutto, com’è tornare a suonare live?

«Siamo davvero molto felici di essere riusciti a realizzare questo tour. Prima dell’estate non immaginavamo nemmeno di poter inanellare così tante date, per cui questi oltre venti concerti in giro per l’Italia non li abbiamo dati per scontato. Oltre che felici, siamo molto grati: sappiamo di essere tra i privilegiati all’interno dell’ambito musicale. Ecco perché abbiamo suonato e suoneremo anche stasera con grande entusiasmo per sostenere tutti i lavoratori del mondo dello spettacolo, in difficoltà da oltre un anno».

Le misure per i concerti, inoltre, prevedono regole da rispettare. Come il pubblico a sedere.

«Sì, è vero. Questo però ci spinge a mettere ancora più carica nei concerti, perché sentiamo che il pubblico investe molte energie per partecipare, nonostante tutto. Certo, in molti eventi gratuiti capita che al di là delle aree transennate si radunino persone più o meno liberamente. Questo è inevitabile e in un certo senso dimostra quanto manchi la musica in strada in questo periodo. Ma è anche vero che noi crediamo profondamente nel rispetto di queste regole, perché ci permettono di guardare e andare avanti».

Oggi sono molti i lavoratori che scendono in piazza contro regole che anche secondo voi, invece, sono da rispettare. Che idea vi siete fatti guardando a questo momento storico, politico e sociale molto fragile?

«C’è grande confusione sotto al cielo. E ci sono anche molte realtà che vogliono approfittare di questa confusione e di un dato di fatto deprimente. Ovvero, che in mezzo a noi c’è tanta gente spaventata, che ha abbandonato l’uso della ragione. Per motivi anche giustificabili, certo. Perché non dimentichiamo che stiamo parlando di un periodo difficile, in cui molte persone hanno perso cari e lavoro. Ma questo non scusa il fatto che ora più che mai sia necessario rimanere lucidi, per scongiurare l’arrivo di un periodo buio, come già ce ne sono stati altri in Italia. Dove, cioè, la violenza trova terreno fertile per insinuarsi in proteste che invece dovrebbero aprire un sano dibattito politico e sociale, a tutti i livelli. La politica ha un compito difficile: difendere le categorie deboli, preservando una sana condizione economica per tutti nel nostro sistema ed evitare di soffiare sul fuoco dell’ignoranza e della libertà non democratica. Perché libertà è anche rispettare le regole, per salvaguardare la libertà di tutti».

In questo lungo anno di pandemia, lo streaming è stato uno strumento molto utilizzato dal mondo dello spettacolo. Voi ve ne siete serviti? Pensate possa avere un ruolo anche in futuro?

«Il nostro tour dedicato ai 30 anni di carriera è debuttato, appunto, in un evento streaming, lo scorso 17 marzo. Per farlo, è stato fondamentale il sostegno di molte realtà, come l’Estragon di Bologna, che ci ha fornito gli spazi per realizzare questo concerto. Il risultato è stato oltre le aspettative, ma è necessario dire che sono stati molti gli sponsor che ci hanno aiutato economicamente a sostenere le spese. Ecco, per questo motivo, nonostante si sia dimostrata un’esperienza positiva, ci auguriamo si tratti di una circostanza che appartiene al passato. La musica, soprattutto la nostra, ha bisogno di un pubblico e di un modo sostenibile per andare avanti».



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