Gazzetta di Modena

Gianrico Carofiglio: «Così nel mio giallo ho guardato alla realtà con occhi femminili»

Laura Solieri
 Gianrico Carofiglio: «Così nel mio giallo ho guardato alla realtà con occhi femminili»

Mirandola. Lo scrittore questa sera all’auditorium Montalcini L’iniziativa organizzata dall’Avis per i settant’anni di attività 

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l’intervista

Laura Solieri

Domani alle 21 all’auditorium Montalcini di Mirandola, nell’ambito dei festeggiamenti per i 70 anni della sede Avis locale, si terrà la presentazione del libro “La disciplina di Penelope” (Mondadori 2021) di Gianrico Carofiglio, che sarà intervistato dal giornalista Luca Marchesi.

Scrittore, saggista, ex magistrato, i suoi libri, sempre in vetta alle classifiche dei bestseller, sono tradotti in tutto il mondo; presentando questo suo ultimo lavoro, il primo di Carofiglio nella collana dei Gialli Mondadori, lo scrittore esordisce dicendo di aver perso il conto dei libri scritti finora.

Carofiglio, ne “La disciplina di Penelope” troviamo un io narrante per lei inedito: come è stato mettersi nei panni di una donna e vedere il mondo attraverso i suoi occhi?

«Era una cosa cui pensavo da parecchio tempo quella di scrivere un romanzo con una protagonista femminile, e tutte le volte che ci avevo pensato avevo lasciato un po’ in sospeso il discorso. Raccontarlo in terza persona sarebbe stato più facile, ma si sarebbe creata troppa distanza e quando ho cominciato a scrivere questo romanzo mi sono reso conto che la scommessa aveva davvero senso se mi ci mettevo con tutti i rischi artistici del caso, quindi in prima persona. Per fare questo ho cercato di impregnarmi di punti di vista femminili molteplici: nel romanzo non c’è il punto di vista femminile, ma quello di uno specifico personaggio, la protagonista Penelope. Ho cercato di fare quello che dovrebbe fare uno scrittore, ossia cercare il punto di vista diverso sul mondo da raccontare che è l’essenza delle varie forme di letteratura. Ho parlato con tante donne di età diverse facendo domande che di solito non si fanno nelle conversazioni normali, su questioni anche intime e su dettagli che abitualmente gli uomini non notano e non sanno neanche che esistono. Questo si è risolto in una moltiplicazione dello sguardo, in un’esperienza personalmente molto interessante. In questo senso, mi piace sempre molto incontrare il pubblico, sentire l’opinione dei lettori. Quando ci sono considerazioni critiche intelligenti le conservo come suggerimento per il mio lavoro».

In questo libro grande importanza è riservata all’uso del linguaggio, a come parliamo, alla sua esattezza. Si dice spesso che la parola poetica è la forma più alta ed esatta del linguaggio: che rapporto ha con la poesia?

«La leggo. Inutile dire che per uno che scrive romanzi, racconti e saggi, l’esattezza della parola è di fondamentale importanza. La poesia è per me una fonte di apprendimento tecnico, la capacità di maneggiare la parola della prosa come fosse parola poetica, quando questo esercizio funziona, consente di arricchire moltissimo lo spessore di quello che si scrive, i messaggi, i contenuti. Qualche volta mi capita di scrivere cose che possiedono un ritmo e una loro musicalità poetica e in quel caso le metto nascoste nei romanzi, qua e là. In un graphic novel che anni fa ho fatto insieme a mio fratello, a un certo punto abbiamo nascosto in una didascalia un haiku. A volte me ne accorgo dopo, a volte è più deliberato. Scrivere poesie chiamandole poesie mi piacerebbe, non so se ne sono capace».

Il suo precedente libro “Della gentilezza e del coraggio” è una sorta di manuale per l’uso delle parole dove le regole, così come il sentimento della paura così presente in questo periodo storico, giocano un ruolo fondamentale.

«Mi fa paura la mancanza di speranza di tanta gente, soprattutto di tanti ragazzi. Il pessimismo radicale che si traduce in fuga dalle responsabilità, in rinuncia al futuro, è una cosa davvero paurosa di cui occuparsi. Dobbiamo temere quella paura incontrollata che cancella l’azione perché la paura, per come la vedo io e non solo io, può essere un formidabile motore per l’azione, carburante del coraggio, che in un qualche modo è il buon uso della paura».

La serata è a ingresso libero con prenotazione obbligatoria al 3356844454.

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