Arriva Fuorisophia: tre giorni di idee, arte e nuove voci sulle orme del Festival
Il curatore Marco Mango: «Non saremo “contro” ma “con” Daremo voce a esperti, artisti e tante figure di spessore»
Carlo Gregori
MODENA. Non sarà un festival contro il festival della Filosofia. Anche se si svolgerà negli stessi giorni, da venerdì 17 a domenica 19 settembre, e negli stessi luoghi (il centro storico di Modena), Fuorisophia è una kermesse culturale e di idee che affiancherà la più prestigiosa manifestazione internazionale modenese. Curato e organizzato dal gallerista Marco Mango con la collaborazione di Simone Ghiaroni e Luca Spaggiari, Fuorisophia fa da leva moltiplicativa degli interessi e delle curiosità suscitate nel pubblico del Festivalfilosofia occupando spazi adatti a incontri e concerti che finora erano rimasti vuoti e permettendo alle gallerie di Modena di produrre esibizioni, mostre e performance. L’idea fondamentale, come spiegano gli ideatori nella loro presentazione pubblica, è aprire spazi di creatività e cultura multi vocali, con la moltiplicazione dei canali di espressione (arte, danza, parola…), fuori dalla struttura grande maestro/platea, in un’ottica partecipativa, collettiva, di gioia e condivisione. Oltre agli incontri e alle performance, si terranno altre iniziative. Il percorso partecipato del Fuorisophia prevede infatti l’anteprima nazionale del progetto CirculArt, seconda edizione, curato e prodotto da Cittàdellarte Fondazione Pistoletto.
Marco Mango, cos’è Fuorisophia?
«Fuorisophia è un luogo “fuori dai saperi”. L’idea è di creare un sapere indipendente sull’onda di tante manifestazioni simili che hanno aperto un filone collaterale a un vento importante, come a Basilea per l’arte o al Fuorisalone del Mobile a Milano. La nascita è dovuta all’unione di lacune persone che hanno deciso di partecipare in contenitori non grandi ma intimi, proprio perché ci interessa una dimensione partecipata. Dialogare con chi parla. Ed è ciò che manca la Festival della Filosofia. Poi ci sono tante contaminazioni. E’ insomma una dimensione più libera che unisce momenti di confronto con la musica. Se si guarda il programma ogni conferenza è accompagnata da musicisti».
Avete definito Fuorisophia non un festival “contro” ma “con” il Festival della Filosofia.
«Certo. Andare contro il Festivalfilosofia sarebbe una follia. Se c’è una manifestazione da appoggiare a Modena è quella. Lo dico anche per aver partecipato anni fa con delle mostre. L’idea invece è di dare spazio e voce a realtà piccole se non underground. Ci sono anche mostre visive. Ci sono dimensioni performative: Marianna Miozzo, ballerina performer che proviene dal Teatro Drama, emana ciò che ha assorbito da un luogo in cui ha vissuto; poi c’è una mantella che uscirà dalla galleria Mies e girerà per il centro facendo tappe. Un capo grande, quattro metri per un uno e mezzo: la porterà un uomo alto con due ancelle. Il fratello dello stilista, che è un filosofo, racconterà l’origine cardinalizia della mantella. Infine, ci sono incontri, conferenze e presentazioni di libri».
C’è un disegno corale o sono tante voci diverse?
«L’intento è di andare in luoghi sottoutilizzati e creare una dimensione vicina e pedonale per are visibilità a certi luoghi e mettere in relazione persone con formazioni diverse, anche se interagiscono tra loro, e anche una rappresentazione vera sulla moda, come l’incontro sulle tinture naturali».
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