Gazzetta di Modena

IL PERSONAGGIO 

Chiesi e le due anime della Natura Un libro e un video per raccontarle

Arianna De Micheli

L’artista modenese ha presentato il volume che documenta la mostra in S. Paolo «Ho spostato lo sguardo dall’architettura alle piante pioniere, alle erbacce»

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Arianna De Micheli

modena.«Il disegno e la pittura sono i mezzi migliori che ho a disposizione per esperire l’impermanenza e la vacuità. Ho indagato per oltre vent’anni il paesaggio, nel suo aspetto sociale e antropologico, mappando spazi abbandonati e interstiziali, rovine post industriali, gasometri, periferie; poi lentamente lo sguardo ha iniziato a cambiare, a orientarsi verso la natura». Così Andrea Chiesi, pittore modenese profeta in patria e oltreconfine, nel suo ultimo libro “Natura Vincit” pubblicato in concomitanza con l’omonima mostra a cura di Fulvio Chimento. Una mostra che, pensata ad hoc per le Sale Culturali del San Paolo, al pari del volume curato da Andrea Losavio (Galleria D406) racconta il presente, il passato e indica il futuro di Andrea Chiesi. Come un cerchio che si chiude per poi riaprirsi ancora e ancora e ancora. Il titolo in latino si ispira al De Rerum Natura di Lucrezio il cui incipit, ossia l’invocazione a Venere, svela la doppia anima di madre natura, amorevole e magnifica ma anche spietata, distruttiva. È lo stesso Chiesi a mettere a nudo il retroscena del proprio lavoro. E lo fa in una video intervista realizzata da Andrea Nocetti e Giulia Caverni che già firmarono un precedente documentario dedicato sia all’opera del pittore sia al suo studio “selvatico” ai confini del mondo (ex casa del custode di Villa San Pancrazio). Studio, e per anni abitazione, che in “Eschatos, i luoghi ultimi” (2019) l’ex leader dei CCCP-CSI Giovanni Lindo Ferretti definiva «un quadrilatero verde scuro, fitto di alti alberi a far corona ed ombra ad una villa ottocentesca dove l’ultima periferia di Modena incontra la prima campagna verso Carpi». Qui prosperano le erbacce, piante punk in totale sintonia con l’Io profondo e primigenio del pittore modenese che mai ha voluto chiamarsi artista. «Ho spostato lo sguardo dall’architettura alle piante pioniere, alle erbacce», ribadisce lui. Chiesi, nella video intervista proiettata venerdì sera all’esordio della presentazione del libro, è seduto a gambe incrociate sotto il magnifico leccio custodito nel cortile del San Paolo. Sobrio e potente, come impone la filosofia orientale in cui Andrea si riconosce. Lentamente il pittore, ma in primis l’uomo, è andato molto avanti. Sino a raggiungere la precisione certosina nell’offrire al nostro sguardo sgomento ciò che abbiamo costruito e poi abbandonato. Luoghi vuoti, ultimi. E poi, in un ulteriore passo un metro più in là, attraverso cioè venti anni di pittura, è tornato indietro ripristinando la sua tecnica regina: il disegno. Frutto della collaborazione con il Comune di Modena ed Hera, con testi scritti dall’assessore Andrea Bortolamasi, dal già citato Chimento, da Tommaso Tommasi di Vignano (Hera) nonché dal navigatissimo critico d’arte e curatore Mario Bertoni - “Andrea Chiesi, una concezione globale del sublime” - il libro Natura Vincit testimonia l’immortalità del segno archetipico. E ricorda che il pittore modenese non ha mai rinunciato all’inchiostro su carta. Le notevoli foto delle opere, che contemplano anche i famosi taccuini (recenti e non), eterni compagni fedeli di Andrea, sono di Rolando Paolo Guerzoni e nulla levano alla forza degli originali visti dal vivo. L’impatto è infatti immediato, sin dalla copertina, che riproduce “Quis non quid”. Ossia l’enorme albero che, a detta del suo autore, nasce da una suggestione cinematografica del 1926: “Dura lex”. Nel film del regista russo Lev Kulesov neppure i feroci cercatori d’oro del Klondike possono tenere testa ai repentini sbalzi d’umore della natura. E lo stesso vale per noi. Per quanto infatti l’essere umano possa colonizzare il mondo la natura si riprende sempre i suoi spazi. “E questo – sottolinea con il beneplacito di Chiesi il documentario di Nocetti e Caverni – è un messaggio di speranza”.

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