Indagine nell’animo femminile e memorie di vita familiare
Al Salotto del Muratori a Vignola le terrecotte colorate di Grazia Sarcina e le pitture di Arnaldo Vignali, una riflessione sul tempo e sul suo illusorio fluire
Michele Fuoco
VIGNOLA. È la figura umana a dominare nella mostra di Grazia Sarcina e Arnaldo Vignali al Salotto di L.A. Muratori a Vignola. Costante la presenza di creature femminili nelle sculture, ma anche nelle pitture, della Sarcina, bolognese che vive a Savignano. La sua formazione passa attraverso gli studi al Liceo e all’Accademia della sua città natale e la laurea in discipline artistiche al Dams. Le sue opere accolgono il lavoro di scultrice e di pittrice insieme. Alla terracotta l’artista aggiunge il colore che offre una particolare caratterizzazione alle immagini che raffigurano, per lo più, giovani donne. La sua è una ricognizione nelle pieghe dell’animo femminile, nella natura umana, con una indagine commossa e sottilissima dei sentimenti. Alla Sarcina piace stabilire un consapevole rapporto pieno con la vita delle sue figure che si affermano per il candore delle espressioni del viso, dei gesti che un linguaggio freschissimo e accattivante determina. Un vero miracolo di stile che riesce a far convivere, con evidenza plastica e calda ricostruzione dei dettagli cromatici, evocazioni liriche e scavi interiori fino alle radici del senso dell’esistere. E desta meraviglia, quasi da favola, la scena con la pastorella e la sua pecora. Calda è la ricostruzione dell’immagine anche nei suoi quadri, in cui aleggia discreta e leggera la ritrovata gioia del dipingere che si fa testimonianza dei più riposti e sottili moti dell’anima. Tra le numerose sue mostre anche quella a Bologna, presso Palazzo d’Accursio, dove nel 2016 ha presentato un presepe a grandezza naturale.
Singolare è la vicenda artistica anche di Vignali che sa aprirci, con la pittura, a spazi della memoria, sua e quella di chi trova nel passato personale e collettivo motivi di orgoglio delle proprie origini e dei propri familiari. Pure lui si è diplomato al Liceo Artistico di Bologna, per poi proseguire gli studi all’Ateneo bolognese, iscrivendosi a Lettere e filosofia. La pittura gli è rimasta nel cuore, facendola convivere con il lavoro di progettista-prospettivista nell’arredamento di interni e di operatore marketing-pubblicità nell’industria ceramica. Vignali attinge da foto di famiglia per creare le immagini pittoriche. Intimissime le nostalgie per il passato, nel ricordo di quando era bambino in una macchinina, del padre appassionato ciclista, del gruppo di familiari e amici a Piumazzo, luogo natale dell’artista. L’opera si presenta anche come riflessione sul tempo e sul suo illusorio fluire, sulla capacità di mantenere insieme passato e presente. Irrelate sono spesso le situazioni con la presenza di biciclette che si pongono come simbolo del piacere della propria libertà. Si avvera nelle immagini quel suggestivo e sostanziale desiderio di conoscenza del passato che vive in un colore che sa d’antico. La stessa tecnica a tempera pare rimandare a quel modo di rappresentare, caro agli artisti del passato. La tempera riesce a trattenere la sostanza dell’immagine che si carica di echi emotivi profondi e viene affidata ad un’aurea straordinariamente suggestiva. Le fotografie rivisitate a distanza di anni consentono all’artista di evocare nella pittura, con un esercizio di memorie caldo e vibrante, atmosfere incantate. L’opera si sostanzia di una trama di ricordi e gioie del vissuto in un viaggio nel tempo, alla scoperta di vicende integrate nell’esistenza dell’artista che espone anche alcuni paesaggi legati alla natura.
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