Gazzetta di Modena

Chiara Zucchellini, dietro gli “Oleandri rosa” storie di donne in lotta per tornare alla vita

CRISTIANA MINELLI
Chiara Zucchellini, dietro gli “Oleandri rosa” storie di donne in lotta per tornare alla vita

Scrittori emergenti in bella mostra grazie alla biblioteca de “Il Dondolo” casa editrice digitale del Comune 

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CRISTIANA MINELLI

Certe storie fanno un salto dalla cronaca e poi diventano letteratura. Cambiano pelle, come un serpente, e come lui lo fanno senza cambiare natura. Restano bestiali, o violente, se lo erano in origine. Finché restano notizie, però, non vengono percepite anche a fiuto. Fra le righe di un racconto, invece, si sente, fortissimo, l’odore del sangue, del sudore, la puzza di adrenalina. «Oleandri rosa», scritto da Chiara Zucchellini per «il Dondolo», la casa editrice digitale del Comune di Modena diretta a Beppe Cottafavi, è un titolo bucolico che sa di petali profumati e siepi di bosso, ronza come un bombo serafico su foglie umide di rugiada, ma invece di una passione per il giardinaggio nasconde un cuore nero. Non ti dà nessun consiglio sulla messa a dimora dei carpini, ti dà uno schiaffo. Non è una guida per pollici verdi, cui abbandonarsi armati di cappello di paglia e di un paio di lunghe cesoie, ma il buco, profondo, dove sono precipitate le storie di Lilia e Mari, le due co-protagoniste, prese a calci dalla vita esattamente come, nella vita, accade a tante come loro. La violenza di genere, che poi è violenza contro i più deboli, senza vocali e purtroppo, troppe volte, senza limiti, colpisce duro, un giorno sì e l’altro pure, migliaia di persone che non hanno fatto nulla per meritarlo. Che lo subiscono, in silenzio. Che ne muoiono, qualche volta, scomparendo, anche in modo anonimo, in una notizia di spalla, senza foto. Dev’essere così che sono spuntate Lilia e Mari, una vittima della violenza fisica e psicologica del compagno, l’altra strappata alla vita ancora prima di sbocciare, rapita, ragazzina, e poi rinchiusa in una cantina. La trama le vede insieme, eppure distanti, legate solo dal filo rosso della disperazione. Esistono, ciascuna descritta nel proprio calvario, ma restano tangenti, l’una all’altra. Cosa ne sarà di loro, poi, bisogna leggerlo.

Chiara Zucchellini, quante ce ne sono, di Lilia e Mari, in questo mondo che spesso se ne accorge solo quando ormai è troppo tardi?

«Direi molte, a vari livelli. Basti pensare al fatto che non abbiamo la minima idea di cosa accada nella vita delle persone che conosciamo superficialmente, come quelle che incrociamo ogni tanto nel vicinato e di cui non sappiamo più nemmeno il nome».

Quanto hanno influito le notizie di cronaca sulla sua scrittura?

«Abbastanza, in particolare per la figura di Mari. Lilia rimane nel magma di coloro che non arrivano alle cronache, ma nel caso di Mari è diverso. Mi colpì molto la storia di Natascha Kampusch, che a 18 anni fuggì dal suo rapitore dopo averne passati 8 quasi interamente in una cantina. Qualcosa di quella vicenda forse è filtrato».

Come si fa a ricominciare? Come ci riesce Lilia, la protagonista?

«A volte si ricomincia dalle piccole cose, perché possono diventare a loro volta insormontabili. Camminare per strada senza guardarsi le spalle, chiedere un’informazione a un passante, comprare una focaccina… Lilia, ad esempio, ricomincia così».

Chi sono le vittime invisibili?

«Capita che siano quelle che non riescono a fare sentire la propria voce, o che non hanno nessuno in grado di aiutarle a farlo. In questo contesto la violenza psicologica è parecchio subdola».

Se un uomo dice a una donna «sei un essere inadatto alla vita», «Ti chiuderei in una stanza per vederti solo io», «E però sei anche una falsa. Per cui è inutile che fai la faccia d’angelo». «Va a finire che me le levi dalle mani, va a finire», che uomo è?

«Non voglio generalizzare perché ciascuno ha la sua storia e il suo temperamento, ma di sicuro qualcuno con grosse insicurezze che vuole colmare prevaricando il prossimo. Ne esistono di persone così, magari abbaiano soltanto e non mordono, ma fanno comunque dei danni a chi sta loro vicino».

Come riesce a essere a un tempo una copywriter e una scrittrice?

«Scrivo le mie cose nei periodi più scarichi dal lavoro, però le due attività si alimentano a vicenda. Come copywriter sperimento molti argomenti e stili di scrittura, oltre ad approfondire ogni volta settori professionali diversissimi… in pratica è un esercizio costante!». Vita liquida, per vasi comunicanti, tutta da leggere.

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