Il debutto di Maletti, il portatore (sano?) di una particolare forma allergica
Alessandro Della Santunione pubblica per “Il dondolo” una originale raccolta di racconti
CRISTIANA MINELLI
Ci sono dei libri che a Maletti, il personaggio inventato da Alessandro Della Santunione, forse, non farebbero salire la mosca al naso. Per esempio i trattati sulla stupidità umana. Perché a modo loro, e cioè con filosofia, dicono quel che di solito dice lui al prossimo, con un convinto «ma vai a cagare». Non è un’offesa, la sua, ma una via d’uscita offerta ai pirla, un antidoto al veleno dell’ipocrisia, un’alternativa all’altrettanto velenoso conformismo.
Chi è Maletti? È il personaggio protagonista di tre racconti: «La difficile condizione di Maletti», «Maletti e i cani», «Alcune considerazioni di Maletti su Tarzan», online su «il Dondolo», casa editrice digitale del Comune di Modena diretta da Beppe Cottafavi .
É il portatore (sano?) di una strana forma allergica. Che lo induce a imprecare. Non ce l’ha con tutti, ce l’ha con la dabbenaggine congenita. Quindi, quasi con tutti. «È nato così», dice l’autore. «C’è chi nasce allergico al polline oppure sviluppa delle intolleranze al glutine, Maletti soffre di una ipersensibilità molto particolare al genere umano per cui, dopo un po’ che ci parli, invece di starnutire ti manda a cagare». Ed è una condizione difficile, come dice anche il titolo del racconto che cerca di inquadrarlo, potrebbe essere diversamente? Certi matti di Modena li han visti tutti aggirarsi e imprecare a caso, qualcuno parlava da solo, qualcuno con un mucchio di sportine sotto braccio, qualcuno appollaiato su una bicicletta a rovescio, oppure sotto un casco con scritto UFO. Forse non erano matti, erano degli altri Maletti che ce l’avevano con «le cazzate».
Con «tutte le chiacchiere vuote – parola d’autore – le convenzioni, le ipocrisie e quell’armamentario di convenevoli e falsità che da sempre permettono al genere umano di intrattenere relazioni, riprodursi e far circolare liberamente le merci». Un monito, quel «va a cagare te e tutta Modena», scatenato anche dai ricordi, da certe storie della colonia.
Per esempio: «Ma che nome è Pepito? Pepito di Maiorca! Ma andate tutti a cagare, voi e Pinarella». Un intercalare, quel «va a cagare te e chi non ti ci manda», scatenato anche da una speciale condizione evolutiva, non darwiniana, «che lavora nella testa della gente e la porta a condividere una stupidità generale che non disturba nessuno, a parte Maletti ovviamente». E se uno nasce allergico a questa cosa qui «è un po’ come se un pesce di mare fosse intollerante al sale».
La fenomenologia di Maletti è double face, come un vecchio vinile. Un lato suona la canzone dell’uomo della strada, anche un po’ sfigato, che pur di riuscire a metter mano all’eredità della prozia accetta, con molta riluttanza, di accudire una coppia di cani. Stiamo parlando, ovviamente, di «Maletti e i cani».
E lui è talmente riluttante che «i due cani, più che belli o brutti, gli sono sembrati immortali». «Ma andate a cagare», gli fa dire subito l’autore, «voi la zia Clara e tutti gli animali domestici», e poi gli fa dire dell’altro, che però bisogna leggere per esteso, per intero, perché si ride di gusto, anche se non c’è niente da ridere perché quelli messi alla berlina non sono i cani, sono i padroni, comparse spesso più che deplorevoli, specchio di piccinerie piccolo borghesi e di un certo spirito classista, che comunque non è il dato più inquietante.
La cosa più inquietante è sempre la scemenza, che a volte viene portata al guinzaglio. L’altro lato del vinile suona il meglio di Maletti, che Alessandro Della Santunione appende a una liana. In «Alcune considerazioni di Maletti su Tarzan» supera se stesso non solo perché il testo è esilarante, ed è già un traguardo per niente scontato per uno scrittore, ma perché è sagace, di quella sagacia della Jungla che non è per tutti. Caro Tarzan «se eri figlio del fattore di certo non cadevi in disgrazia su un piroscafo al largo delle coste dell’Angola» e qui si apre un mondo di considerazioni che vanno da Greystocke alla catena alimentare. Alessandro Della Santunione, cassintegrato part time, scrittore senza nessuno scopo in particolare, si sente precario anche nell’abitare. Non poteva che comparire Maletti…
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