Chiara Volpato: «Il Covid ci lascia un conto salato»
La professoressa teme l’aumento delle diseguaglianze e la formazione di grossi divari a livello educativo
ARIANNA DE MICHELI
L’incontro telefonico con Chiara Volpato, docente ordinaria alla Facoltà di Psicologia dell’Università di Milano Bicocca è molto intenso e denso. Specializzata in psicologia sociale la professoressa affronta temi assai attuali, deumanizzazione, stereotipi e pregiudizi in testa. Per Laterza Chiara Volpato ha pubblicato “Le radici psicologiche delle disuguaglianza” (2019), “Psicologia del maschilismo” (2013) e “Deumanizzazione: come si legittima la violenza” (2011). Sarà presente a Modena alla seconda edizione di Laterza Agorà venerdì, giornata dedicata ai giovani e alle donne che, si spera insieme, possano diventare protagonisti di un cambiamento positivo.
Professoressa Volpato, oltre ad un’isteria di massa, dal punto di vista sociale che cosa ha portato a corredo il Covid 19?
«E’ una domanda enorme che coinvolge aspetti diversi. Abbiamo vissuto un trauma collettivo, siamo passati da una vita pensata “normale” ad una sorta di pensiero unico. La modalità del lavoro è cambiata e noi siamo stati costretti a subire delle limitazioni rispetto al quotidiano cui eravamo abituati. Questo trauma collettivo si prolungherà nel tempo, non credo che torneremo come prima. Dovremo confrontarci a breve ma anche a lungo termine con mutamenti più profondi, sarà necessario ripensare il rapporto con l’ambiente e, nel medesimo tempo, rivalutare le nostre relazioni interpersonali»
Lei ritiene che la presenza del Covid abbia permesso a gruppi già privilegiati di legittimare ulteriormente le disuguaglianze?
«Non so se le ha legittimate, forse peccherei di azzardo. Ma senza dubbio il tema deve essere approfondito. Le disuguaglianze sono in aumento, sia tra paesi poveri e paesi ricchi, sia all’interno dell’Italia stessa. Una fascia di popolazione che ha pagato un pegno altissimo al virus è rappresentata dalle donne, è infatti sufficiente soffermarsi sui dati di coloro che hanno perso il posto di lavoro per rendersi conto che per il 99% parliamo di donne. Oggi sono state approvate le misure di sostegno alla parità salariale ma siamo lontani dal raggiungere una condizione di reale equità. Ancora nel 2021 le donne portano sulle spalle un contesto culturale che le relega nell’ambito della cura verso l’altro. Il loro lavoro è infatti prendersi cura della famiglia, figli in primis senza possibilità di delega. Visione retrograda che necessita di un cambiamento ».
Questa scuola a “singhiozzo” – una scuola che non è ancora in grado di garantire strumenti paritari da nord a sud - quale effetto avrà da qui in poi sui nostri ragazzi?
« Dal punto di vista dell’educazione la disuguaglianza e evidente e non è imputabile solo a strumenti poco consoni allo studio. Il discorso è oltremodo più complesso, esistono bambini poco seguiti dai genitori perché costretti a lavori più umili che non possono essere svolti in casa. Inoltre diversi ragazzi non hanno a disposizione una camera singola ove studiare, il che sembra ininfluente ma vi assicuro che ha la sua importanza. Temo che di questo divario a livello educativo ne faremo le spese tra decenni».
Come agire perché tutto ciò non accada?
«Bisogna focalizzare l’attenzione su questi aspetti, il nostro Governo deve fare di tutto perché i ragazzi continuino a frequentare le scuole in presenza».
Abbiamo ormai perso un sano contatto tra di noi?
«No, non lo credo. I rapporti sani tra le persone resistono ma anche in questo caso è necessario stare allerta. Trascorrere un tempo eccessivo sui social distrae dai legami forti, reali. In tutta onestà in tal senso non sono pessimista, vedo i miei studenti – che sono universitari, quindi un po' più affrancati dalle distrazioni del web - molto presenti e determinati a costruirsi il futuro con tenacia e competenza».
Vaccini, green pass, misure di contenimento: in sintesi la reazione del Governo italiano al Covid. Efficace o foriera di disuguaglianze?
«Ci siamo trovati in una situazione nuova, sarebbe stato impossibile per chiunque rispondere in modo perfetto, senza sbavature in un contesto pandemico. Sono state decise una serie di misure che penso siano corrette anche se migliorabili. Poi anche io mi interrogo su qualcosa che viene da lontano e che purtroppo è onnipresente: la sfiducia delle persone nelle istituzioni e nella comunità scientifica. Una sfiducia che ha molto da spartire con l’aumento delle disuguaglianze. Lo ribadisco: è indispensabile lavorare di più nel campo della formazione e dell’istruzione».
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