Gazzetta di Modena

«Il corpo al centro del dibattito politico Non ci sia un modello a cui uniformarsi»

CRISTIANA MINELLI
«Il corpo al centro del dibattito politico Non ci sia un modello a cui uniformarsi»

LaterzAgorà. Jennifer Guerra, scrittrice e giornalista parteciperà alla giornata di venerdi sul tema: «Le donne: parità o differenza?» 

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CRISTIANA MINELLI

«L’inventario del possibile», un tema capace di evocare in un colpo solo scenari filosofici, storiche conquiste, itinerari romantici. Invece è uno spunto concreto, di un’attualità sconcertante e al tempo stesso, ormai, storica. «Le donne: parità o differenza?», è questo il punto interrogativo che sarà affrontato venerdì, al teatro Storchi, a partire dalle 17, da Jennifer Guerra, scrittrice e giornalista, Linda Laura Sabbadini, direttrice Istat, Simona Sala, direttrice di Rai Giornale Radio e Rai Radio1 e Chiara Volpato, docente di Psicologia sociale all’Università Bicocca di Milano. Il tutto nell’ambito della seconda edizione de «Laterza Agorà», festival del pensiero ideato dagli Editori Laterza, prodotto da ERT/Teatro Nazionale e Comune di Modena.

Angela Merkel ha guidato la Germania per oltre 15 anni. Ursula von der Leyen presiede la Commissione Europea e Christine Lagarde la Banca Centrale Europea. Abbiamo finalmente raggiunto la parità tra i generi? Lo chiediamo a Jennifer Guerra, che si è guadagnata più di una medaglia, nei ranghi del femminismo di ultima generazione con il podcast «AntiCorpi» e con il suo primo saggio, «Il corpo elettrico» (pp. 149, Tlön), un percorso dall’autocoscienza del corpo femminile agli studi di genere contemporanei.

«No. Avere donne in posizioni di potere non basta se poi le altre donne non ne beneficiano. Queste figure sono presenze importanti, sono modelli, ma non è sufficiente se ci sono ancora, ad esempio, violenza di genere, disparità salariale rispetto agli uomini, e se le donne, in generale, sono ancora vittime di discriminazioni».

Ha 26 anni, ed è già in libreria con un secondo libro, «Il capitale amoroso» (pp. 129, Bompiani), che racconta come, di fronte alle brutture del mondo, «c'è anche chi fa una scelta radicale: mettere l'amore al centro della propria vita e riverberarlo sulle comunità». Come diceva Lennon, «l’amore è la risposta»…

«Sì, aveva ragione. Faccio un discorso sull’amore diverso dal solito. Provo a spostarlo dal piano privato a una dimensione politica. Il modo in cui amiamo è condizionato dalle condizioni socioeconomiche in cui ci troviamo a vivere. Riscoprire il valore sociale dell’amore è fondamentale».

Esiste un confine tra ambito personale e politico? L’amore ha una funzione politica?

«Sì, ho scritto il libro con l’idea di abbattere la barriera fra personale e politico. Siamo molto protettivi rispetto la sfera privata ma non dobbiamo dimenticare che la relazione d’amore è una relazione sociale, non si tratta solo di un legame fra due persone. L’istituzione matrimoniale, ad esempio, ha una funzione sociale. La coppia è tale anche rispetto alla comunità in cui vive».

Dopo una lotta, ormai epocale, le donne non hanno raggiunto la parità di genere. E anche fra generi, che non solo più soltanto due, la guerra per la parità è appena iniziata. Come andare avanti? E perché il corpo è ancora così centrale?

«Il corpo è al centro del dibattito politico. Decidere se mantenere o togliere l’identità di genere dal ddl Zan ad esempio è una partita che si gioca tutta sul corpo. Nella battaglia femminista il corpo ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Per andare avanti occorre accettare l’idea che ogni corpo ha la sua importanza e che ogni corpo è diverso. Si può arrivare a un femminismo delle differenze. Quello che conta è emanciparsi non riferirsi a un modello cui uniformarsi».

Lei è fra i relatori della prima giornata di dibattito, dedicata ai protagonisti del possibile “cambiamento”, i giovani e le donne. Ed è una giovane donna. Come si sente quando viene presa in considerazione per la sua età o per il suo sesso?

«Per quanto riguarda il sesso, occupandomi di questioni di genere, non mi sento ghettizzata. Mi spiace quando si mette troppo l’accento sulla mia età, perché credo che sia un modo per far perdere, non tanto personalmente, quanto alla mia generazione, un po’ di credibilità. In un sistema più equo la voce di chi ha la mia età dovrebbe essere presa in considerazione di norma, non come eccezione. I giovani non sono gli adulti di domani. Sono gli adulti di oggi».

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