I “quadri barbari” di De Nisco in mostra a Villa Lagarina
Nel Palazzo Libera esposti i recenti lavori dell’artista sassolese Una intensa ritmicità di colori e segni sapientemente orchestrati
Michele Fuoco
A Villa Lagarina (Trento) presso Palazzo Libera, nel Museo dedicato al famoso architetto Adalaberto Libera, si svolge, fino al 6 novembre, la mostra “Quadri Barbari” di Fausto De Nisco. L’artista sassolese affida all’opera la capacità di testimoniare il ritorno alla pittura e la condizione di dignità di un lavoro che sa di antico. Troppe, nel tempo, le operazioni di arte povera e concettuale, spesso di modesti contenuti. Inevitabile dubitare del loro valore e reagire al loro dominio, con le tecniche di recupero del passato, con la pratica della pittura e, quindi, del colore, in un ordito di segni e coinvolgenti relazioni delle parti delle immagini. Immagini che aprono porte di comunicazioni tra elementi di natura, di cose, di figure. Sottili le trame di corrispondenza per sempre nuove manifestazioni linguistiche, in direzione astratta anche se non mancano suggestioni figurative.
Nel catalogo della mostra, a cura di Leonardo Conti e Sara Bastianini, si sostiene che “le opere sono “barbare” perché tali possono apparire a una percezione che non sia pronta alla sorpresa e alla diversità rispetto a tutto ciò che si è trasformato in noto, e forse banale. Si può anzi senz’altro affermare che questa pittura rappresenti una vera e propria trasfigurazione del noto”. Si assiste in ogni opera ad una funzione di coralità degli elementi che trovano un loro equilibrio in una struttura che si svolge su differenti piani narrativi. Ai molteplici percorsi interpretativi corrisponde una sorta di ritmicità di colori e segni sapientemente orchestrati. Totale è la dedizione che De Nisco porta all’opera variando, con calcolata irregolarità, i particolari, le cromie in un gioco di forme, di motivi, di linguaggi che tendono a rivelare e a nascondere, a coinvolgere il visitatore. “C’è una trascinante sensibilità musicale in queste opere, in grado di orchestrarne – si legge nei testi critici - colori velati e potenti di profondissime trasparenze, quasi sterminati cori di limpidissime voci… Per la rarissima capacità di rinnovamento e trasformazione della propria pittura, pur mantenendo un inconfondibile stile, De Nisco può essere inserito, senza temere esagerazioni, nell’alveo di una strettissima cerchia di indomiti artisti di cui fanno parte, tra gli altri, il genio polimorfico di Gerard Richter, il sincretismo extraterritoriale di Paul Jenkins o, addirittura, l’apollinea molteplicità demiurgica di Alberto Burri”. L’artista di Sassuolo ha saputo mantenere intatta l’operosità e la qualità di lavoro.
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