Gazzetta di Modena

l’intervista 

«La partecipazione arriva dall’urgenza di non sottomettersi»

CRISTIANA MINELLI
«La partecipazione arriva dall’urgenza di non sottomettersi»

L’attivita e ricercatrice Diletta Bellotti ospite del dibattito in programma alle 17 al Forum Monzani 

3 MINUTI DI LETTURA





CRISTIANA MINELLI

In chiusura, il Festival del Pensiero Laterza Agorà affronta il tema degli strumenti con i quali affrontare il cambiamento possibile. Conoscenza e partecipazione. Fra i relatori Diletta Bellotti, attivista politica e ricercatrice, che interverrà oggi, al Bper Forum Monzani, insieme a Oliviero Bergamini, Vicedirettore di Rai News24, Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Simona Colarizi, Storica, professoressa emerita dell’Università La Sapienza di Roma, Colin Crouch, Politologo, professore emerito dell’Università di Warwick. Qual è il punto? Alle ultime elezioni politiche (2018) l’affluenza elettorale in Italia si è attestata sotto il 73 per cento sia alla Camera sia al Senato, la più bassa nella storia repubblicana. Ben più sconfortanti sono i dati delle ultime amministrative.

Quasi un segnale di rassegnazione.

Se gli italiani non esprimono la propria preferenza per un partito vuol dire che hanno rinunciato alla vita politica e sociale del Paese? Lo chiediamo a Diletta Bellotti, 25 anni, romana, attivista politica, da tempo impegnata contro le agromafie e il caporalato.

«La gente vota per pena o per odio e non credo che questo sia l’obiettivo di nessuna democrazia. Io attribuisco molto di questo fallimento ai media mainstream e alla politica che è riuscita a controllarli e distorcerli. É facile dare la colpa a chi non vota, ma se il popolo non vota forse bisogna chiedersi cosa si è fatto perché si sentisse rappresentato. Si insegna abbastanza educazione civica nelle scuole? Ci sono abbastanza spazi di aggregazione politica, sociale e culturale in ogni città e paese d’Italia? Oppure si gentrificano le città e svendono gli spazi? Penso che più della partecipazione manchi la rabbia per averci negato la partecipazione ed io personalmente non attribuisco nessun tipo di valore morale alla democrazia neoliberale in cui viviamo. Non mi interessa giocare, anche se voto, lo faccio per pena o per odio».

Qual è il segreto della partecipazione?

«Non è un segreto: la partecipazione viene dall’urgenza di non sottomettersi e dalla consapevolezza che nell’oppressione non siamo soli. Se si dà voce a quest’urgenza, se si prende posizione anche una sola volta, poi è difficile smettere di farlo. É qualcosa di cui parlo molto nel mio libro per le scuole medie «The Rebel Toolkit. Guida alla tua rivoluzione» (pp. 224, Dea editore, € 12,90)».

Si sente un’influencer?

«Dipende dalla definizione del termine. Sicuramente non ho un’influenza forte su niente o nessuno, neanche particolare sul tema di cui mio occupo. Né uso la piattaforma per sponsorizzare prodotti o altro, la uso semplicemente per fare divulgazione riguardo ad un tema che mi sta a cuore. Per me si tratta di un occupazione di spazi, sia pubblici che digitali».

L’alimentazione, o meglio le scelte alimentari, possono determinare il futuro del nostro ambiente?

«Certo, ma non va dimenticato che meno di 100 aziende emettono il 71% delle emissioni globali. Le nostre scelte di consumo devono preferire filiere corte (e quindi più facilmente tracciabili) e certificate nel rispetto dell’ambiente e delle persone che lavorano la terra. Lo dobbiamo fare perché questo ha un impatto, anche se non dobbiamo illuderci che il peso del “futuro del nostro ambiente” sia sulle nostre spalle. Dobbiamo boicottare, sanzionare e disinvestire nelle multinazionali responsabili e dobbiamo assolutamente distruggere il sistema che ha permesso tutto questo».

Come ha iniziato ad essere un’attivista?

«La mia lotta è iniziata leggendo di «Ama il tuo sogno» di Yvan Sagnet (che racconta la condizione dei raccoglitori di pomodori, Fandango libri, ndr): mi si è davvero aperto un mondo. Ero al secondo anno di università a Berlino: lì ho studiato i movimenti pacifisti e quelli della disobbedienza civile. Ho letto quasi interamente le opere di Martin Luther King, di Hannah Arendt, di Henry David Thoreau. Non è che voglia vantarmi, è solo che non avevo il Wi-Fi e quindi leggevo... Poi ho studiato i movimenti bracciantili e dopo la laurea in Scienze politiche ho capito che volevo impegnarmi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google