Gazzetta di Modena

il confronto 

Lavoro, è in corso una rivoluzione ma non si sa se dopo sarà meglio...

GIOVANNI MEDICI
Lavoro, è in corso una rivoluzione ma non si sa se dopo sarà meglio...

Interessante il dibattito sul tema delle prospettive sul fronte dell’occupazione legato a smart working e scelte green delle imprese

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GIOVANNI MEDICI

Il lavoro e l’impresa: tutti verdi e digitali? L’evento Laterza Agorà ieri pomeriggio al Teatro Storchi ha provato a rispondere a questo interrogativo, facendo introdurre da brani tratti da «L’avventura di due sposi» il dibattito così intitolato. Un incontro dal quale è uscita un’immagine dell’Italia di fine 2021 molto sfaccettata, non certo come quella dei protagonisti del libro di Calvino, e dove i tempi di vita erano dettati da quelli della grande fabbrica. Una fabbrica che è un luogo sempre più marginale nella realtà socio-economica contemporanea ma che non può essere certo sostituita dallo smart working, soprattutto se si vuole ‘normalizzare’ quello diventato una routine durante il lockdown. L’ottimismo dell’economista Innocenzo Cipolletta e quello della professoressa Chiara Mio sulle soluzioni proposte da tecnologie e innovazioni si è scontrato però ieri sul palco dello Storchi con l’analisi critica fatta dal sindacalista Savino Balzamo, autore per Laterza del saggio Contro lo smart working. «Il mondo del lavoro è al centro di un rivoluzionario percorso di trasformazione – ha detto Balzamo – Ma qual è la società che vogliamo per le persone, quale benessere vogliamo nei luoghi di lavoro? In Italia c’è una narrazione alterata sullo smart working, lo si vuole far passare come la risoluzione di ogni problema. E invece porta rischi collettivi per la comunità del lavoro e le tutele costituzionali».

Se la transizione ecologica appare ineluttabile più che necessaria le stesse banche «devono cambiare pelle, diventare sempre più consulenti e trovare nuove competenze per valutare le imprese dal punto di vista della loro sostenibilità, senza basarsi sui dati storici ‘tradizionali”». Questo è il pensiero di Davide Vellani, responsabile della Direzione Corporate and Global Transaction di Bper Banca: ma anche Cipolletta non ha potuto che sottolineare come l’elemento cardine del futuro sarà l’educazione, l’adattamento, la preparazione ad un mondo che cambia sempre più in fretta. «La normalità oggi è la specializzazione delle competenze e tanti non hanno una sede fisica di lavoro – ha detto l’economista - La fabbrica come quella rappresentata da Calvino è forse l’unico posto dove si è ancora sicuri dell’orario di ingresso ed uscita». E la sostenibilità? Chiara Mio, che insegna a Venezia Economia Aziendale, ha spiegato che questo concetto è il nuovo paradigma per l’azienda. «L’impresa green utilizza i fattori di produzione in modo rispettoso, senza guardare come unico scopo alla massimizzazione dei profitti. Ambiente, economia e società sono in equilibrio dinamico, va fatto un patto tra azienda, consumatori, utenti, territorio. La realtà è molto variegata in positivo, tante imprese italiane – ha concluso - hanno scelto senza esitazioni la sostenibilità».

Che comunque ha anche dei costi, e che rischiano di pagare gli ultimi. Iniziato con il dialogo tra i novecenteschi Arturo ed Elide (portati in scena allo Storchi da due giovani attori), l’incontro di ieri pomeriggio di Laterza Agorà non ha potuto che concludersi con una riflessione sul mondo del lavoro di oggi e di domani. Sul ruolo della rete, la possibilità dei giovani di entrare, imparare e dare il loro contributo («dopo trent’anni di precarizzazione del lavoro» ha detto Balzamo), la necessità di rivedere lo strumento dello smart working. Al riguardo la professoressa Mio ha ricordato come «essere inchiodati davanti allo schermo non rende contenti e fa perdere tutto quel tessuto di relazioni possibile solo nel luogo fisico del lavoro, nello scambio di informazioni alla macchina del caffè o nei corridoi. Questo modo di lavorare – ha concluso - è un problema in termini di efficacia, crea il proletariato del Terzo millennio». Sullo sfondo di tutto è rimasto il Pnrr, che porterà tante risorse e investimenti, e dovrebbe negli auspici di molti essere lo strumento che cambierà il volto del nostro paese, in senso più green e digitale, ovviamente. Chissà Calvino come avrebbe descritto tutto questo.

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