Beatrice Schiros «I nostri Miracoli per raccontare il mondo di oggi»
L’attrice modenese racconta lo spettacolo della Carrozzeria Orfeo al teatro Michelangelo
NICOLA CALICCHIO
Il loro linguaggio provocatorio, tagliente, ironico e intelligente ha conquistato critica e pubblico. Sono gli attori protagonisti di “Miracoli Metropolitani”, il nuovo spettacolo di Carrozzeria Orfeo, scritto da Gabriele Di Luca che ne firma la regia insieme ad Alessandro Tedeschi e Massimiliano Setti, in scena al Teatro Michelangelo di Modena da domani a giovedì alle 21. Tra i protagonisti anche l'attrice modenese Beatrice Schiros affiancata da Elsa Bossi, Ambra Chiarello, Federico Gatti, Pier Luigi Pasino, Massimiliano Setti, Federico Vanni. La vicenda si svolge in una vecchia carrozzeria riadattata a cucina, specializzata in cibo a domicilio per intolleranti alimentari, in cui si muovono i personaggi: fra questi, uno chef stellato caduto in disgrazia; sua moglie, ex lavapiatti e instancabile arrampicatrice sociale; il figlio di lei, un 19enne autorecluso da mesi nella propria stanza; la madre dello chef, ex brigatista e femminista.
«"Miracoli metropolitani” è il racconto di una solitudine sociale e personale dove ogni uomo, ma in fondo un’intera umanità, affronta quotidianamente quell’incolmabile vuoto che sta per travolgere la sua esistenza – spiega Beatrice Schiros - Siamo di fronte al disfacimento di una civiltà, alla dissoluzione delle relazioni e dell’amore inteso in tutte le sue accezioni, all’azzeramento del ragionamento e del vero “incontro” a favore di dinamiche sempre più malate tra le quali un’insensata autoreclusione nel mondo parallelo del web, pericoloso sostituto del mondo reale. Il risultato è la più totale solitudine esistenziale».
Uno spettacolo che si inserisce nel mondo di oggi.
«La scrittura di Gabriele Di Luca ha molto a che fare con quello che è successo nei mesi scorsi. In questo caso si resta chiusi in casa non per il virus ma per una esplosione del sistema fognario dovuta ai danni ambientali continui. Questa narrazione ha a che fare molto con la vita dei nostri tempi».
I protagonisti sono senza dubbio persone complesse.
«Sono personaggi complessi che cercano di mascherare i loro tormenti e nascondere le proprie paure, dietro a degli atteggiamenti sgradevoli che li rendono arrabbiati. Tanto arrabbiati da dimenticare i sentimenti che li legano. Una galleria di brutti, sporchi e cattivi».
Insomma, si ride di qualcosa di cui non si dovrebbe ridere, ma riflettere.
«Come tutti gli spettacoli di Carrozzeria Orfeo si ride molto ma poi ti arriva lo schiaffone. C'è sempre quell'amarezza che lo contraddistingue, come filo conduttore. C'è un riso amaro. Penso che questo spettacolo sia quello più amaro di tutti».
Però è considerato quello più politico.
«Si parla veramente di tutto. Si parla dell'immigrazione, dei danni ambientali, di intolleranza alimentare di quello che è Dio. Tutti i personaggi vogliono arricchirsi e arrivare al potere. Sono tutte tematiche che hanno a che fare con i nostri tempi. E' veramente un manifesto politico».
Voi vi augurate qualche miracolo metropolitano?
«Io me ne auguro più di uno, sia a livello politico che umano. Siamo in un periodo travagliato e c'è una umanità molto arida. Siamo tutti arrabbiati, ognuno guarda al proprio giardino e stiamo perdendo quella generosità che ci distingueva in passato. Io ne vedo poca, per questo mi aspetto molti miracoli metropolitani».
Quando lei non lavora si rifugia a Modena.
«A Modena ci sono capitata parecchi anni fa. Ho fatto le scuole medie in Abruzzo e le superiori a Modena. Mio padre lavorava in banca e girava molto spesso. Quando però siamo arrivati qui non ci siamo più mossi, anche se mi chiedo spesso del perché mi sono fermata in questa città. Ho sempre lavorato in diverse città italiane ma mai sotto la Ghirlandina. In realtà è un luogo dove io ci torno sempre molto volentieri, è un tornare a casa anche se non ho molto da fare. C'è mio fratello, le mie nipotine, alcuni amici che non c'entrano niente con il mondo dello spettacolo. Quando arrivo mi disintossico per poi ributtarmi di nuovo nelle tournée e nei viaggi in giro per l'Italia. Modena è una città molto tranquilla e per me è un'oasi di pace. Si respira ancora il sapore di provincia».
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