Parma chiama Jacopo Giusti Pianista di talento al Conservatorio
Il giovane musicista modenese ha superato ha superato le difficili selezioni
Monica Tappa
MODENA. È entrato. Ha iniziato le lezioni. Col suo passo leggero e lo sguardo gentile Jacopo Giusti, modenese, è tra i tredici nomi che hanno superato la selezione per accedere al Conservatorio a Parma. Tredici posti e decine di richieste per rincorrere un sogno: iscriversi al Triennio per la Laurea di primo livello (Pianoforte). Lui, quinto. Chi lo frequenta dice che la sua è una gentilezza rara e preziosa, che racchiude tutte le altre qualità che lo rendono, oltre che un bravo musicista, un grande uomo: umiltà, empatia, sensibilità. Schivo, durante l’intervista risponde con pacatezza. Pesando i pensieri. «Faccio fatica a esprimere le mie emozioni, i miei sentimenti, la musica mi aiuta a dare voce alla parte più profonda di me. Ero un bambino timido, avvicinarmi al pianoforte è stato come trovare finalmente le parole» spiega.
Jacopo, ci racconti il tuo incontro con la musica?
«A scuola non andavo molto bene. Per fortuna attorno ai sette anni ho incontrato Laura Polato e ho iniziato a studiare musica e pianoforte. Con me ha lavorato tantissimo sulla RITMICA. Tenere il tempo, cantare e suonare assieme. Mi ha accompagnato a trovare un equilibrio, una centratura, un sentire che si è trasformato anche in maggiore sicurezza del mio posto nel mondo. Laura mi ha letteralmente preso per mano e aiutato a crescere puntando sui miei talenti, quelli che non sapevo nemmeno di avere e sui miei punti di forza, che io a volte magari invece consideravo dei difetti».
Se potessi rivolgere qualche parola al bambino che sei stato, cosa gli diresti?
«A me stesso bambino direi di concentrarsi su ciò che gli piace. Di avere fiducia in quella spinta, in quel desiderio. Perché solo così anche il resto può trovare una sua collocazione. Anche studiare le altre materie, ad esempio».
C’è stato un momento particolarmente complesso che hai dovuto affrontare?
«Il momento più complicato è stata la bocciatura in prima liceo. Mi ero iscritto al Liceo Musicale. Non era andata bene. Anzi, qualche docente mi aveva anche suggerito di cambiare scuola. Avevo due opzioni. Ripetere l’anno o cambiare. Io sapevo che non volevo trovare un compromesso. Studiare qualcosa e suonare nel tempo libero. Io volevo studiare musica, dandole la stessa importanza delle altre materie. E quindi ho ripetuto l’anno. E il professore di pianoforte mi ha sostenuto. Alternavo durante la settimana le lezioni private, con Laura Polato e Nicola Rigato di Metodo Four, al mio professore. E ho iniziato a studiare la parte tecnica, teorica, didattica del Metodo Four per dare lezioni ai più piccoli. Anche in questo devo ringraziare Laura. Anche se uno le cose le sa non è che le sappia automaticamente spiegare. Spiegare è diverso dal sapere, anche ad altissimi livelli. Mi ha aiutato molto perché con il tempo ho imparato a relazionarmi con gli altri, ad ascoltare e a cercare di trasmettere facendomi capire. Con l’attenzione rivolta a chi avevo davanti e non a un allievo virtuale, studiato nei libri. Oggi insegno a due ragazze, sento che è la mia strada».
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