Modena, «Ironia e riflessioni sulle coppie “moderne” di fronte a una crisi»
Maurizio Micheli, da domani in scena al Michelangelo con Debora Caprioglio in “Amore mio aiutami” divertente commedia tratta dal film con Vitti e Sordi
MODENA. Liberamente ispirato alla sceneggiatura di Rodolfo Sonego, da cui il film del 1969 diretto e interpretato da Alberto Sordi e Monica Vitti, “Amore mio aiutami” è la classica commedia all’italiana degli anni '60. Lo spettacolo, interpretato da Maurizio Micheli e Debora Caprioglio, per la regia di Renato Giordano, sarà in scena al Teatro Michelangelo di Modena da domani a giovedì 18 novembre, alle ore 21. Giovanni e Raffaella formano una coppia affiatata e rodata da dieci anni di matrimonio; la relazione va però in crisi allorché Raffaella si innamora di Valerio Mantovani, un piacente quarantenne conosciuto durante i concerti di musica da camera a cui la moglie assiste settimanalmente assieme alla madre. Raffaella è quindi invaghita della nuova fiamma, ma, confidando sulla comprensione del marito, che si vanta da sempre per il suo essere moderno, aperto e razionale, chiede il suo aiuto per chiarire i suoi sentimenti e decidere se approfondire la relazione con la sua nuova fiamma (che peraltro è all'oscuro dei sentimenti della donna), o restare con suo marito che ritiene di amare ancora. Giovanni, perdutamente innamorato della moglie, ma deciso a restare fedele ai suoi principi, decide di mostrare comprensione, ma intanto si adopera in tutti i modi per impedire che la moglie finisca nelle braccia del nuovo venuto. Tra continui allontanamenti e riavvicinamenti, marito e moglie seguiranno un percorso che li porterà alla definitiva ed irreparabile rottura.
Micheli, si tratta della classica commedia italiana anni '60. La vicenda è grottesca ma reale.
« La storia è molto originale, una moglie si innamora di un altro e chiede aiuto al marito per vedere come fare per levarselo dalla testa. Il marito, che si professa aperto e moderno, si rivela poi non essere tale. E' una satira sulla cosiddetta modernità, il cliché dell'italiano medio. Molti i momenti comici tà anche di riflessione».
Un percorso pieno di sorprese ed eventi tragicomici.
«C'è sempre un fondo spiritoso. Abbiamo debuttato giovedì scorso a Casalpusterlengo, poi siamo andati a Bologna ed ora approdiamo al Michelangelo. Il pubblico si è divertito molto e speriamo di continuare a conquistare consensi anche nelle prossime tappe della tournée».
Una commedia capace di fare ridere con eleganza.
«E' così. Non per parlare di me ma ci tengo a precisare che faccio sempre delle cose raffinate, ecco perché sono povero».
Riadattare un soggetto cinematografico per il teatro è una bella sfida.
«L'adattamento lo ha fatto Renato Giordano, ispirandosi al film di Sordi e della Vitti. Io l'ho fatto altre volte ma non bisogna adeguarsi al film, bisogna uscire da quegli schemi. Al cinema cambi posti, luoghi, sceneggiature mentre il teatro è una scatolina e bisogna far viaggiare la fantasia dello spettatore. Il linguaggio teatrale è molto diverso da quello cinematografico».
Come si reagisce al tradimento della persona che si ama?
«Questo è un presunto tradimento che non si è consumato. E' il crollo del castello che si è costruito fino a quel momento. Il protagonista, anche se rispecchia l'italiano medio, si comporta da persona abbastanza moderna. Sappiamo quello che succede oggi quando qualche stupido viene mollato e poi commette cose che non si dovrebbero fare. Sono situazioni che possono accadere ma bisogna cercare di uscirne nel migliore dei modi, anche cercando aiuto dal proprio partner».
Come si trova a lavorare con Debora Caprioglio?
« Debora è brava, precisa e sorridente. E' un'attrice che vive il teatro con spirito e allegria divertendosi, senza tragedie, capricci ed è una bella donna. Il teatro è un gruppo di adulti che vanno in giro e bisogna ridere, scherzare e andare d'accordo altrimenti non viene bene neppure lo spettacolo».
Lei è già stato a Modena. Cosa le piace della nostra città
«Sono più di 40 anni che vengo a Modena per proporre i miei spettacoli. Anche se non sono riuscito ad entrare fino in fondo alla realtà culturale della città, conosco bene tutta l'Emilia. Ho fatto l'università a Bologna ed ho sempre amato questa terra. Uno dei miei ricordi di giovinezza è legato mio debutto, nel 1966, al teatro Regio di Parma. E' un ricordo bellissimo. E' un po' come il primo amore che non si scorda mai».
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