Gazzetta di Modena

Nelle piume e nei mari di Daniela Alfarano si sprigiona la luce che viene dall’anima

Michele Fuoco
Nelle piume e nei mari di Daniela Alfarano si sprigiona la luce che viene dall’anima

La rassegna apre sabato presso Marco Bertoli Art Consulting Un’opera che s’impone come manifestazione di spiritualità

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Michele Fuoco

Del sentimento di leggerezza, di delicatezza, che è anche manifestazione di spiritualità, si connotano le “piume” di Daniela Alfarano che con “i mari” costituiscono la mostra “Un giorno raccoglierò le piume e volerò via”, la cui inaugurazione, per invito, sarà venerdì alle 19, presso Marco Bertoli Art Consulting, in via Farini 56.

L’apertura al pubblico è da sabato al 18 dicembre, tutti i giorni, ad eccezione della domenica e festivi, dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. L’artista modenese lavora con una meticolosa disciplina costruttiva che le consente di creare una piuma non come un semplice disegno. Il suo operare è simile a quello di uno scultore classico per il quale la forma si manifesta attraverso la sottrazione della materia grezza. Così la piuma nasce da uno spazio bianco, di luce, che Daniela determina con il nero della grafite su carta. Una sorta di apparizione che si carica di sensi arcani, di tensione religiosa.

L’artista pare cercarvi la luce che viene dall’anima, la dolcezza della rivelazione, elementi di elevazione non solo estetica. Riduce al minimo le distanze tra sé e le cose anche semplici, con cui stabilisce una fede di comunicazione. Per questo non le è più possibile disgiungere l’esperienza artistica da quella umana, con il bisogno di guardare oltre la falsa misura dell’apparente, con l’ardore della conoscenza interiore. La piuma racchiude tappe dell’esistenza di Daniela, segnata anche dalla morte della madre, quando era ancora adolescente.

“Disegnare è per me preghiera. Cerco di rielaborare – dice Alfarano – le mie esperienze personali tradotte in un linguaggio iconico fondato su simboli spirituali. Faccio emergere le immagini dal bianco del foglio disegnando con la grafite tutto ciò che sta attorno”.

Accade anche nel trittico dei mari, “nel puro vero”, da dove tutto viene e tutto ritorna. “Daniela è riuscita a immortalare – scrive Eugenia Battisti – le ombre del suo moto perpetuo e la luce riflessa sulla superficie dell’acqua… Al potere magnetico di vasti orizzonti in mostra, si abbina l’invito a compiere un viaggio interiore, a riflettere, ascoltare il proprio stato d’animo e infine naufragare dolcemente in un mare infinito di pensieri”. E concentrazione di pensiero è pure la piccola piuma bianca che, in una installazione, copre con dolcezza la “V” di un piccolo Vangelo, in una teca, per lui il visitatore leggerà solo “Angelo” in caratteri dorati. Ogni particolare si fonda su un disarmante candore.

Il curatore Marco Bertoli esalta l’assoluta bravura dell’artista, riconoscendole una rara manualità nel disegno e si dice soddisfatto di aver scelto un’artista “perché il potenziale delle donne è particolarmente forte rispetto agli uomini. Nel catalogo ci sono tutte le sue piume che rappresentano momenti dell’anima, della sua storia, anche familiare”. Apprezzamenti anche di Andrea Bosi, assessore al centro storico, che parla “di opere di grande qualità e valore. Non si è mai stanchi di guardare la loro bellezza. La città deve essere orgogliosa di questa artista. E’ una mostra che troverà il favore dei visitatori”. Tante le sue mostre in luoghi sacri. Per il Festival di filosofia di quest’anno ha esposto la sua opera nella chiesa di Santa Maria della Pomposa.

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