Non è l’ora della Fedezcrazia È solo il lancio dell’album
Il rapper registra un dominio per le elezioni e tutti parlano di discesa in campo In un video dallo stile proto-Berlusconiano svela il titolo del disco “Disumano”
Milano. In tre ore, il video su Instagram supera 2 milioni e 650mila visualizzazioni. Dopo sette ore, le visualizzazioni sono vicine a quattro milioni (3.811.516). Forse è merito dello smalto rosso alle unchie delle mani. O della foto di nudo, con le parti intime coperte da una fascia tricolore, da sindaco d’Italia. Fedez, in veste proto-Berlusconi, con un’imitazione di cane Dudu in braccio, si diverte a fingere di essere il nuovo che arretra in politica. Sono cinque-sei giorni che non sta nella pelle, che aspetta il momento di postare il messaggio alla nazione: no, non si candida. Il dominio fedezamministrative2023.it registrato dalla sua società è servito solo a creare scompiglio nei politici (di destra e di sinistra). E anche nei giornalisti, ridacchia il cantante in abito blu: tutti a domandarsi e filosofeggiare se il rapper che il 1° maggio al Concertone di Roma aveva attaccato la Lega si sarebbe davvero dato alla politica, senza controllare la data di scadenza della registrazione del dominicio (dicembre 2022). Il tempo sufficiente per lanciare il suo ultimo album “Disumano” in uscita il 26 novembre in tutti i luoghi e in tutti i laghi (ma già prenotabile da ora).
Fedez gongola perché la sua trovata - pardon, trollata - come la chiama si è rivelata un acchiappacitrulli efficace. Beh, il marketing così funziona: deve un po’ ingannare. Deve incuriosire, ingolosire. Anche se il prodotto non è dei migliori. Ma se il pacchetto (o il pacco) è confezionato bene, anche il contenuto garberà di più. Magari più di quanto dovuto.
C’è da dire che quanto a confezionamenti, trovate e immagine Fedez (con la moglie Chiara Ferragni) ormai danno dei punti a tutti. Il loro mestiere lo sanno fare bene. Il video politico - che è una negazione del “politcamente corretto” - è ipnotico.
Fedez in primo piano, con la libreria alle spalle, seduto alla scrivania è un irresistibile rimando al Cavaliere 1994, alla discesa in campo di Berlusconi. E il cagnolino in braccio è un tocco di classe. Pare proprio l’inizio della Fedezcrazia, come la battezzano (efficacemente) gli Instagramer. Fra le migliaia di commentatori compulsivi di Instagram c’è anche chi si spinge a chiedere in regalo il cane (non Fedez). Invece, Luigi de Magistris, sindaco di Napoli fino a pochi mesi fa e mancato governatore della Calabria, si spinge fino a un commento para-filosofico del discorso di Fedez: «Il progetto disumano nel Paese della normale devianza mi sembra piuttosto interessante, paese in cui i normali li fanno passare per sovversivi e i deviati diventano normali».
Del resto, il programma politico del non politico Fedez proprio su questo si basa, in sintesi: «L’Italia è il mio Paese, il Paese che amo... Qui, da mio padre ho imparato il mio mestiere di truffatore...Qui ho appreso la mia passione per i preti che fanno i tiktoker...Ho scelto di scendere in campo e di frodare la cosa pubblica perché non voglio vivere in un paese civile...Movimento politico si chiama “Disumano” (il titolo dell’album, nd)». Poi l’invito finale ai fans: realizzare «insieme un grande incubo, quello di un’Italia sempre più ingiusta, menerefreghista che interpreti il ruolo del cespuglio nelle recite di fine anno della Comunità europea». Magari qualcuno lo prenderà anche sul serio. Di sicuro a milioni si precipiteranno a comprare l’album. E con questo Fedez dimostra di aver avuto ragione.
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