Charlotte, l’eroina solitaria che uccise il “tiranno” Marat
Francesco Zarzana ricostruisce le vicende, la voce e il gesto coraggioso di una ragazza durante la Rivoluzione francese, dominata dagli uomini
Michele Fuoco
Francesco Zarzana pare avere la vocazione a scoprire le vicende di donne “eroine”. E ora tira fuori dalla storia del Settecento Charlotte Corday, una giovane di Caen che uccise, il 13 luglio 1793, a Parigi il “tiranno” Jean-Paul Marat ritenendolo traditore degli ideali della Rivoluzione francese e personificazione del Terrore. Allo scrittore modenese è bastato vedere il quadro di Louis David che rappresenta Marat pugnalato nella vasca da bagno, dove manca la figura dell’assassina, e ha iniziato ad indagare sul coraggioso gesto della ragazza.
«L’opera mi ha incuriosito e ho scoperto che il pittore David era molto amico di Marat e non aveva ritratto l’assassina, soltanto perché voleva cancellarla dalla storia. Tutti conoscono l’atto delittuoso, io invece cerco nel libro di raccontare, nei dettagli, le motivazioni anche psicologiche che hanno indotto la ragazza a porre fine alla vita di Marat».
Quale l’aspetto più singolare del libro?
«È che Charlotte parla in prima persona e si racconta. E’ un lungo monologo».
Una storia, quindi, adatta ad una rappresentazione teatrale?
«Adesso la storia è concepita come libro, racconto. Ho voluto dare anche qualche spiegazione del contesto della Rivoluzione francese. Non da storico, ma come approfondimento di una vicenda attraverso documenti importanti perché autentici, come quelli del processo alla Corday che ho avuto dal Ministero della Giustizia di Francia. Sono atti pubblici. E tutto il racconto ha una verità storica. Il libro la documenta e questo monologo più avanti può diventare un dramma teatrale».
C’è qualche curiosità?
«Ci si chiede se Charlotte abbia avuto dei complici. In verità, non ne ha avuti, come ribadito dalla giovane durante il processo, dichiarando che una donna è in grado di fare un atto eroico. Per la prima volta nella Rivoluzione francese, una donna riusciva a parlare e ad esprimere le sue motivazioni politiche. E’ una voce da femminista in un tempo, dominato dagli uomini, in cui le donne erano relegate a mansioni subalterne».
Charlotte è riuscita a cambiare il corso della Rivoluzione?
«Di fatto, non lo ha cambiato immediatamente, perché appena dopo la morte di Marat e della stessa Charlotte, la Rivoluzione iniziò il clima di terrore. La sua figura è stata rivalutata più tardi e alla ghigliottina finirono anche Danton, Robespierre e altri a cui la Rivoluzione era sfuggita di mano».
Pare che lei sia affezionato a tracciare percorsi femminili…
«Questo libro mi fa continuare un’indagine sul mondo femminile. In passato un mio film è stato dedicato a Gina Borellini, la partigiana per la lotta di Liberazione e medaglia d’oro».
È scrittore, drammaturgo, regista, direttore di Buk Festival. In quale professione si identifica di più?
«Nasco come giornalista. La cosa che mi rappresenta di più è la scrittura che vale per un libro, il teatro, la cinematografia…».
Il libro “Charlotte” è stato pubblicato da ProgettArte Edizioni…
«È la nostra casa editrice che grazie a Buk pubblica autori soprattutto modenesi. Vogliamo dare voce a scrittori che non riescono a pubblicare con grandi editori».
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