Le foto di Antonella Monzoni raccontano i luoghi di violenza sulle donne
Inaugurata oggi a Castelnuovo, nella Sala delle Mura Immagini inquietanti accompagnate da testimonianze
LA MOSTRA
Michele Fuoco
Giovedì prossimo è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e non possono mancare iniziative che pongano l’attenzione sul grave problema, purtroppo sempre attuale. Un appuntamento di tutto rispetto, promosso dal Comune di Castelnuovo in collaborazione con il Circolo Caos, è quello con la fotografia di Antonella Monzoni, nella Sala delle Mura, dove oggi viene inaugurata, alle 17, la mostra “T’amo da morire”. E prima dell’inaugurazione ci sarà la camminata “Liberate!” tra le panchine rosse di Castelnuovo e Montale, a cura del gruppo Movimento e Salute, con partenza da piazza Giovanni XXIII e arrivo in Sala delle Mura.
I luoghi, teatro di violenza sulle donne, mettono in luce le immagini della Monzoni che indaga la complessa dinamica della violenza domestica che, grazie alla recente legge contro il femminicidio, non si pone più come una questione “privata”, ma come problema di rilevanza sociale, chiamando in causa cittadini e istituzioni. “Presento immagini – spiega l’artista - che ritraggono i luoghi troppo spesso teatro di violenza sulle donne: luoghi domestici come cucine, salotti, camere da letto, bagni. Ho riprodotto storie che mi sono state riferite, e ho ricostruito questi siti che possiamo considerare di paura, di pericolo e purtroppo anche anticamere della morte. Non ho potuto fare gli scatti negli stessi luoghi, dove i fatti erano avvenuti, per una serie di motivi: la coppia aveva abbandonato la casa, oppure ci vive solo il compagno/marito. E, in caso di riunione della coppia, la mia richiesta di fare fotografie poteva ledere i difficili equilibri quotidiani raggiunti. Le fotografie sono accompagnate da una serie di racconti audio che nascono da vere testimonianze raccolte in un Centro antiviolenza, che ci parlano di una violenza non solo fisica, ma anche e soprattutto verbale e psicologica. Inoltre, in un video proiettato sul muro, con testi bianchi su fondo nero, scorrono in loop i nomi delle donne uccise nel 2018, in modalità silenziosa, come un urlo interminabile e muto”. Le immagini trattengono tutta la problematicità di dolorose vicende di oppressione, di dolore, di discriminazioni di insensatezza di comportamenti dell’uomo. La mostra, fino al 5 dicembre (sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30; apertura straordinaria il 25 novembre), ci induce a domande inquietanti: perché così spesso le donne maltrattate, picchiate, massacrate dai loro partner non hanno giustizia? Perché in maggioranza nemmeno li denunciano? La violenza domestica è un reato di serie B?
Forte il richiamo a storie di donne perseguitate, insidiate, discriminate, annientate e uccise in quanto donne. Si registrano anche casi di crimine solo perché si è donna. Di “genere” si muore. La fotografa modenese, nota a livello internazionale per il carattere di umanità dei suoi reportage, ricostruisce scenari, dove non esiste dimensione consolatoria e si vivifica la drammaticità dell’assurda realtà quotidiana. Ha creato diversi progetti fotografici collettivi, tra cui “Futura, storie di donne” e “Le Anime del Bosco”, dedicato al bosco del Monte Pisano ferito dall’incendio del 2018. L’artista, nata a Castelnuovo, è vicedirettore editoriale della rivista di cultura fotografica “Gente di Fotografia”. Ha pubblicato diversi libri fotografici e dummy book. Tra questi “Ferita Armena”, “Madame”,“La bellezza silenziosa”, “Donne di Scanno oggi”, “Il delicato sentimento del vedere”. Tutte di prestigio le sue mostre anche all’estero, dove il suo lavoro è stato premiato con numerosi riconoscimenti di alto valore. La settimana prossima sarà a Praga con la mostra personale “Ferita Armena” nell'ambito del “Prague Photo Festival”. La manifestazione si svolgerà in centro a Praga, dal 23 al 28 novembre 2021.
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