Gazzetta di Modena

Quel gran genio di Karajan visto da vicino: «Era unico come Luciano e Mirella»

Cristiana minelli

Leone Magiera in un libro ha raccontato il direttore d’orchestra in veste inedita Sabato alle 17,30 presentazione al Teatro Pavarotti Freni con Moni Ovadia 

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Cristiana minelli

«Indubbiamente – scrive Leone Magiera nel suo libro «Karajan. Ritratto inedito di un mito della musica (pp. 265, € 18,00, La Nave di Teseo) – sono stato un privilegiato». Ha calcato i palcoscenici di tutto il mondo, ha diretto e conosciuto star internazionali, e, più recentemente, è stato nominato Presidente Onorario del Teatro Comunale di Ferrara Claudio Abbado, e il prossimo 10 di dicembre sarà insignito a Ginevra, dall’Alto Commissario per i Diritti Umani, del titolo di Ambasciatore per i Diritti Umani per meriti artistici.

Sabato alle 17,30, presso il Ridotto del Teatro Comunale di Modena (ingresso libero da via Goldoni, 1) presenterà il suo personalissimo ritratto di Herbert von Karajan, accompagnato dalla giornalista musicale Roberta Pedrotti, dal giovane soprano Marta Lazzaro e da Moni Ovadia che leggerà brani dal libro. Non una biografia del celebre direttore d’orchestra, ma una pesca a ritroso nel tempo di ricordi vividi come pesci volanti, che, proprio come loro, volano ancora.

La storia parte dagli anni giovanili e da un amore, quello fra lui e la Freni, sua prima moglie, sbocciato all’ombra del Palazzo Ducale, quinta monumentale del loro primo appuntamento. E sembra ancora di essere nella soffitta di Glyndebourne dove arrivò una busta gialla con la scrittura per Mirella per quella Bohème scaligera che avrebbe fatto la storia. C’è tutta la Modena dei tempi andati, le grandi passioni, i grandi interpreti, tutte gemme che di lì a poco non solo sarebbero fiorite, avrebbero furoreggiato.

Quando arriva la scrittura per il ruolo di Mimi per Mirella Freni alla Scala diretta dal maestro von Karajan non avevate ancora la piena consapevolezza che si trattasse del direttore d’orchestra più grande del mondo.

«È stata una grande sorpresa per entrambi. Non capivamo come e quando avesse sentito Mirella cantare. Il Maestro, che non faceva mai audizioni ai cantanti, andava nei teatri, in incognito, per sentirli».

Karajan una presenza magnetica che ispirava rispetto, timore, ammirazione.

«Aveva un magnetismo particolare con il quale riusciva ad estrarre dagli artisti il meglio. Non intimoriva gli interlocutori. Quando qualcuno durante le prove steccava lui rideva e chiedeva: «Cosa avete fatto, signori, ieri sera?». Se c’era bisogno sapeva essere duro non esitava a protestare i cantanti. Cercava l’interpretazione perfetta, l’atmosfera giusta. Anche i professori d’orchestra lo temevano. Anche io, quando lo sentivo alle mie spalle, sudavo copiosamente. Cecilia Gasdia, che è venuta a Ferrara alla presentazione del libro, mi ha detto: «per lui eri il miglior selezionatore di voci del mondo». Un gran complimento. Lui aveva stima per me. Mi ha chiamato tante volte. Io l’ho seguito per cinque anni. Poi sono stato con Pavarotti, praticamente tutta la vita».

Come lo ricorda?

«Si muoveva sempre con la sua piccola scorta, Herr Papier era la sua guardia del corpo e il barone von Mattoni il suo segretario particolare. Un amico anche. E forse il custode dei suoi segreti».

Luciano, Mirella e Leone «amici, consiglieri e insegnanti».

«Luciano e Mirella praticamente li ho scoperti io. La prima volta che Luciano è venuto a casa mia per farsi ascoltare aveva 18 anni e io 19. Ero già diplomato. Mi ha chiesto se poteva studiare da tenore. Gli ho detto di sì. Dopo 2 anni ha vinto un concorso a Reggio Emilia. Da allora, dal suo debutto fino all’ultimo concerto per le olimpiadi del 2006, siamo sempre stati, artisticamente e umanamente, molto legati»

Karjan, che si muoveva con la grazia di Nurejev e con una fortissima carica erotica, invitava i professori d’orchestra a pensare «al sinistro rumore dei chiodi che fisseranno la bara di Mimì». Eros e Thanatos

«Aveva un’eleganza innata. Sul podio, con le mani, governava tutti, 150 persone fra cantanti e orchestrali. Trovava similitudini veramente geniali per portare il gruppo artistico esattamente dove voleva arrivare, in quel caso a una tensione fortissima, mista, di amore e morte».

Quando Karajan le propose di suonare al pianoforte il Siegfried lei, maestro, era alle prese con una coscia di pollo…

«Mi prese di sorpresa, sì. Eravamo a pranzo. Mi tremarono i polsi perché per suonare Wagner bisogna conoscerlo alla perfezione, avrei dovuto studiarlo da capo. Ma non ho mai detto di no a una sfida musicale, non lo feci neanche quella volta».

E le star di casa nostra? «Pavarotti ammirava Karajan in modo quasi maniacale – scrive Magiera – non appena gli era possibile si metteva su un aereo anche soltanto per assistere alle prove d’orchestra del Maestro, fonte inesauribile d’ispirazione».

È un libro che si consuma con avidità, come le cinque sigarette, le uniche della giornata, che il maestro si concedeva dopo cena, prima di coricarsi. L’autore, girata l’ultima pagina, sa che è impossibile risolvere il mistero von Karajan: «quando saliva sul podio assumeva una dimensione trascendente. E mi pareva, senza timore di esagerare, di vedere un uomo trasfigurarsi in un Dio, nel vero Dio della musica».

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