«In un concerto-libro l’epopea dei Timoria Dedicato ai giovani che amano la band»
Omar Pedrini e Federico Scarioni alle 21 al Bavieri di Castelnuovo presentano « Dentro un viaggio senza vento»
Gabriele Farina
«Torno in luoghi tanto cari». Omar Pedrini è pronto a riassaporare la modenesità. Il fondatore dei Timoria presenterà alle 21 di oggi all’auditorium Bavieri di Castlenuovo “Dentro un viaggio senza vento”. Il libro indaga l’album “Viaggio senza vento”, realizzato dalla band nel 1993. Il cantautore descrive il passaggio come un crescendo. «Mi sono ingolosito, ciliegia dopo ciliegia», le parole di Pedrini mentre il discorso fluttua dal disco al desiderio di realizzare un musical. La presentazione è gratuita e si accede con green pass, la prenotazione è consigliata (348 2489134). L'evento rientra nella rassegna “Note al Lennon” e per l’autore è un motivo in più per esserci.
«Castelnuovo è stato teatro di un evento importante per la mia carriera - riconosce l’autore - e a cui sono legati i miei ricordi di uomo e di artista. Abbiamo inaugurato con un concerto incredibile e affollatissimo il parco Lennon. Allora nominai il primo cittadino “sindaco rock” di Italia. Ho un affetto enorme per la cittadina».
Il legame con Modena non è da meno. «Il 29 settembre di qualche anno fa ho partecipato alla manifestazione in piazza Grande dedicata al beat italiano - rivive Pedrini - organizzata dalla International Music and Arts di Carpi. Sono innamorato dell’enogastronomia modenese: godo volentieri dei vostri cibi e vini. Non mi farò mancare una visita a un grande amico che lavora per la Ferrari. La canzone “Sole spento” l’ho registrata in uno studio alla Bruciata grazie all’ingegnere del suono modenese Claudio Morselli».
Il cantautore sfoglia l’album dei ricordi. Indica l’Esagono di Rubiera (Re) e rivive le serate modenesi dopo le ore passate nello studio di registrazione. La band s’è sciolta ormai diciotto anni fa e il cantautore nota soddisfatto l’attenzione riservatagli dai giovani di oggi. La «nuova linfa» funge da enzima per la metamorfosi da album a libro (o meglio concert book) da presentare in giro per l’Italia. Lo sguardo è rivolto alle giovani generazioni. «Credo i ragazzi siano una bomba - assicura Pedrini - studiano anche se sanno di essere disoccupati da grandi. S’impegnano anche se vedranno i drammi causati dal cambiamento climatico. Non possono pensare a un futuro come poteva fare un ragazzo degli anni Settanta come me. Mi dispiace che non imparino a suonare gli strumenti». Il pensiero del cantautore travalica lo spartito e sbarca sul campo dell’educazione. «Studiare la musica ti dà disciplina - sottolinea Pedrini - perché per imparare uno strumento ci vogliono costanza, amore e impegno. Insieme alla disciplina e alle regole c’è la curiosità di aprirsi agli altri. È un insegnamento umano, sentimentale se vogliamo». Educare è una sfida che il cantautore affronta con i propri figli. «Uno dei drammi dei ragazzi di oggi è l’assenza di certi tipi di cultura - ribadisce Pedrini - Mancano gli strumenti di difesa per i giovani, che saranno gli uomini di domani. La musica è un’arma per non farsi mettere i piedi in testa dagli altri. È uno strumento di evasione, di libertà». Ai giovani si rivolge Federico Scarioni, scrittore che ha reso possibile il “concerto libro”. «Consiglio loro di credere molto in ciò che fanno - l’appello di Scarioni - senza pensare al giudizio altrui. Il giudizio in termini di critica è inutile. In Italia il primo sport nazionale è la lamentela, seguono la critica e l’invidia. Ai miei allievi dico sempre che per scrivere devi vivere». Pedrini cita Giorgio Gaber per descrivere il rapporto da “Odi et amo” verso il nostro Paese. La politica e la gestione degli aiuti per gli spettacoli durante la pandemia gli provocano vergogna. La cultura, la storia, la biodiversità e la creatività i valori da custodire come la pace. «Non voglio essere altro che italiano», ribadisce il cantautore.
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