Gazzetta di Modena

Alla Mies pitture di purificazione del modenese Gianluca Vernizzi

MICHELE FUOCO
Alla Mies pitture di purificazione del modenese Gianluca Vernizzi

L’opera dell’artista, che vive a Bangkok, messaggio per pensare prima al nostro pianeta malato 

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MICHELE FUOCO

Dall’esperienza nell’ambito industriale all’arte. Gianluca Vernizzi, formatosi nel Regno Unito e Stati Uniti, vivendo a New York e Londra, ma anche a Bologna e Modena, dove è nato nel 1964, da otto anni vive e lavora a Bangkok, dove svolge l’attività di artista. E la settimana scorsa è giunto a Modena per presentare la mostra “Mapping Mundi”, a cura di Marco Mango, presso la Galleria Mies, in via dei Servi 44. Una mostra nata durante il lockdown a Bangkok. “Sono stato cinque mesi chiuso in casa e non potendo raggiungere lo studio e dipingere – dice l’artista – su tela, ho cominciato a disegnare questi “mappamondi” su iPad e ho immaginato di stamparli su una tela speciale, “TheBreath”, funzionale alla purificazione dell’aria. Una funzione, quindi, antibatterica”. Così Vernizzi li fa fatti stampare, su tela particolare con inchiostri speciali digitali, intervenendo poi con tecniche miste, con nanoacrilici.

“La composizione di telai esposti, fino al 12 dicembre, diventa – afferma Mango – con l’utilizzo di questa rivoluzionaria tecnologia, l’elemento di collegamento con il messaggio iconografico, capace di ribadire il senso e il valore dell’esposizione. L’opera reca anche il messaggio di pensare prima al pianeta. “Mapping mundi” è un manifesto di intenti e intenzioni che attraverso i percorsi visivi di Vernizzi indica una critica e riflessione sull’andamento del nostro pianeta malato. La terra non è mai stata così piatta e tridimensionale, agiata ed agitata, troppo ricca e troppo povera, ad alta risoluzione tecnocratica e bassa riconciliazione umanistica, verosimile e falsa allo stesso tempo. Queste immagini vibrano di flussi e riflussi del presente impermanente e sempre in tensione. E non resta che un margine di bellezza da cogliere, ricordare e ricostruire.. E’ un invito a ritornare alla terra, amarla e proteggerla in virtù di un domani che forse, se vogliamo, accadrà”.

Vernizzi è stato iniziato alla pittura, nella preadolescenza, dal nonno Giuseppe nel suo studio a Parma. A 24 anni ha cominciato a collezionare arte contemporanea e a dipingere sotto lo pseudonimo Kubern Ronin. Come uomo di impresa è stato appassionato di tecnologie nel campo delle vernici, per pitture per interni, con il marchio internazionale “Fractalis”. Dopo 35 anni di attività ha lasciato questo lavoro per abbracciare totalmente la pittura e immergersi in una ricerca di arte visiva rigorosa e vibrante. “Le sue opere (una dozzina) – sostiene il curatore della mostra - sono immagini biologiche di esperienze temporanee e liminali, ritratti di intrecci transitori tra cambiamenti ambientali ed epigenetici, segnali fugaci. I titoli delle sue opere sono parte integrante fondamentale delle immagini catturate e spesso note polisemiche dal religioso silenzio”.

Vernizzi sa passare, con perizia, dall’astrazione alla figurazione avviene attraverso una forte espressività. In Thailandia ha saputo tessere legami con numerosi artisti. Espone in rassegna e importanti, in particolare a Bangkok. Dal 18 dicembre al 31 marzo sarà alla Thailand Biennale Korat, a cui partecipano artisti internazionali.

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