«I musei sono custodi della nostra memoria Ma si vada oltre al legame col turismo»
Presentato il libro di Evelina Christillin e Christian Greco che si interroga su quale futuro dare agli spazi espositivi
Elena Corradini
Si è parlato di musei ieri pomeriggio nella Sala della Conferenze Biblioteca Estense dove si trovano le settecentesche librerie storiche di recente restaurate, collocate in queste sale alla fine dell’Ottocento, quando la Biblioteca venne qui trasferita.
È stato presentato il libro “Le memorie del futuro” dai due autori, Evelina Christillin, presidente della Fondazione Museo Egizio, e Christian Greco, direttore del Museo Egizio, insieme con la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli. Era presente l’assessore alla cultura Andrea Bartolamasi. In un coro a tre voci sono stati affrontati i temi principali che caratterizzano i musei, tessitori di relazioni e di significati in divenire, in cui la ricerca è fondamentale per costruire una memoria collettiva di cui si devono fare interpreti con strumenti innovativi, tra i quali l’utilizzo del digitale è risorsa fondamentale. Sono state evidenziate le difficoltà di fare ricerca, necessario fondamento dell’attività museale per consentire sempre nuove letture e interpretazioni delle collezioni: le istituzioni museali, non essendo considerate enti di ricerca, non possono accedere ai finanziamenti ad essa dedicati. Non è riconosciuto ai musei neppure il ruolo di enti di formazione, luoghi in cui si possono associare conoscenze teoriche a oggetti reali: in Italia la formazione universitaria sulla museologia resta teorica e molto carente per quanto riguarda la reale organizzazione del museo e delle sue attività. Abbiamo colto l’occasione per chiedere a Greco una opinione sulla definizione di museo, di cui si tratta nel libro e che è, attualmente controversa a livello internazionale.
La proposta presentata all’assemblea generale dell’International Council of Museums di Kyoto nl 2019 che faceva riferimento alla conoscenza del mondo non è stata accettata. Cosa ne pensa?
«Nella definizione di Kyoto - ha risposto Greco - troppo generica e lunga, manca il riferimento a come collegare le funzioni del museo alla cultura materiale e alla memoria di cui sono custodi e produttori».
E come dobbiamo considerare “i musei virtuali”?
«Il museo virtuale integra il museo fisico, può raccontare quello che non si vede. Ad esempio al Museo Egizio manca il paesaggio: le moderne tecnologie informatiche ci possono consentire contestualizzazioni degli oggetti, viaggi, anche immersivi, nello spazio e nel tempo integrandosi con le esperienze di cultura materiale. Il digitale però è una strumento per il museo, non può essere un surrogato del museo».
E del complesso problema del rapporto pubblico-privato che i musei si trovano ad affrontare cosa ne pensa?
«È un problema sociologico - ha affermato Greco - se consideriamo i musei come qualcosa di residuale. In questo periodo di pandemia si è molto letto che i musei non erano più sostenibili perché non erano più frequentati da turisti stranieri: se i musei vengono solo messi in relazione con il turismo allora hanno perso la scommessa con il futuro. Se invece diventano i depositari per la nostra società della memoria dei luoghi in cui la società stessa si può formare, allora hanno un futuro splendido davanti a sé».
Un altro problema dibattuto per i musei è la gratuità: poiché è riconosciuto a livello internazionale che sono un servizio culturale per la società, come le biblioteche e gli archivi, perché non dovrebbero esser gratuiti?
Ci risponde Christillin: «È un progetto su cui il Museo Egizio di Torino si sta attivando. L’idea è lavorare a un sistema analogo a quello britannico dove l’esposizione permanente diventa gratuita e i servizi accessori del museo, ovvero formazione, contenuti, didattica e ricerca, oltre alle mostre temporanee, devono essere pagate per consentire lo sviluppo del museo. Un’idea in pratica nel 2024 per il bicentenario dell’Egizio è quella di aprire al pubblico gratuitamente, con un intervento architettonico di lieve cambiamento sulla parte dell’ingresso, lo spazio che ospita il tempio rupestre di Ellesiya, donato dal popolo egiziano al governo italiano per la partecipazione al salvataggio dei templi della Nubia, che rischiavano di essere sommersi dalle acque del lago Nasser».
E conclude: «Il museo viene valutato in base ai biglietti venduti ma non funziona così: occorre tenere presente altri indicatori legati alla capacità del museo di creare valore per la società. A tale proposito mi piace ricordare che il Museo Egizio è stato premiato dall’Università Bocconi di Milano per la sua capacità di aver prodotto un bilancio integrato».
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