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la mostra 

Con Pertoldeo e Wolters l’arte dialoga tra roseti spogli e statue in polvere di marmo

Michele Fuoco
Con Pertoldeo e Wolters l’arte dialoga tra roseti spogli e statue in polvere di marmo

Alla galleria di via Carteria  esposte fotografie e sculture Anche una installazione  con un accendino  di Niccolò Morgan Gandolfi 

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Michele Fuoco

Fotografia e scultura insieme per la mostra “Minimi naturali”, fino al 22 dicembre , di Andrea Pertoldeo e Marit Wolters presso Metronom. Pertoldeo, docente di fotografia all’Università Iuav di Venezia dove ha fondato con Stefano Graziani il Master Iuav in Photography, lavora su un paesaggio minimo, su un roseto “spoglio”, cioè nel momento in cui non ci sono più rose, in inverno e non in primavera. La mostra (si può visitare su appuntamento, ingresso libero) è ospitata alla Galleria Metronom di via Carteria 10 a Modena

«Cercavo - dice l’artista di Udine - un’estetica che fosse gradevole in un luogo non bello; di fare un progetto di fotografia all’interno di uno spazio molto piccolo. Ci sono rimandi tra alcuni rami che sembrano uguali nelle diverse foto. Gli scatti sono stati effettuati nello stesso posto e nello stesso periodo. Farò un libro, in dicembre o gennaio, con la casa editrice Quodlibet, che conterrà tutto il lavoro su questa tema con 22 fotografie. Negli ultimi tempi sono concentrato sulla natura e luoghi molto piccoli. Mi sforzo di costruire una galleria di immagini usando la natura».

Nelle sculture di Marit Wolters, invece, ci sono rimandi all’architettura di un luogo, dove le case costruite con strutture lignee mantenevano in piedi insieme l’edificio. Poi con le nuove tecniche di costruzione, queste strutture sono diventate elementi decorativi del luogo. «L’artista tedesca – spiega Marcella Manni, direttrice di Metronom – ha realizzato questo lavoro di architetture, utilizzando la polvere di marmo che si può lavorare a piccolissime quantità con strati molto sottili, perché si seccano in brevissimo tempo. È un lavoro che richiede moltissimo tempo per la realizzazione. La pratica è anche sorprendente perché non si sa come saranno i risultati. L’ambiguità risiede in queste strutture diventate accessorie e nel materiale che pare resistente. In verità è un materiale estremamente leggero e delicato. È in nero, ma il suo colore originale è un bianco quasi tendente al rosa».

L’artista, nata in Germania, lavora a Vienna. Negli ultimi anni è stata insignita di diversi premi tra cui i più recenti sono nel 2018 l’Erste Bank Extra-Value Art Award e nel 2017 il Grant for Emerging Artist.

Nella galleria di via Carteria anche l’installazione “Fuel my fire” di Niccolò Morgan Gandolfi, con un accendino in ottone bronzato che, pur come copia in materiale durevole e nobile tratta da un oggetto comune in plastica, riesce a mantenere la sua funzione pratica di originare fiamma. «Ciò rientra – afferma proseguendo la sua presentazione la direttrice Marcella Manni – nella pratica della scultura che diventa anche soggetto della sua fotografia. L’accendino si è costruito una sua iconicità per quel che rappresenta nella vita quotidiana. E’ collocato su struttura a forma di parallelepipedo, al cui interno c’è una lampada da campeggio che lo alimenta. Si tratta di un oggetto d’arredo anche funzionale».

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