Gazzetta di Modena

C’era una volta la réclame e D’Annunzio era testimonial

GIOVANNI MEDICI
C’era una volta la réclame e D’Annunzio era testimonial

Volume di Zanasi ha raccolto gli espositori pubblicitari da negozio del passato

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GIOVANNI MEDICI

Una statuina in gesso di D’Annunzio che pubblicizza il Calzaturificio di Varese forse non l’avete mai vista. La trovate nell’ultimo libro di Marco Zanasi, imprenditore di Spilamberto (e socio della Imal di San Damaso) e collezionista di giocattoli di latta ed espositori pubblicitari italiani (ne ha oltre mille in tutto). Dopo il volume del 2019 dedicato ai primi (con relativa mostra alla chiesa di San Carlo, 55 mila visitatori in un mese e mezzo) ieri Zanasi ha presentato un secondo libro ad un pubblico di amici e collezionisti arrivati da varie parti d’Italia, tra i quali anche il docente dell’Università di Verona Valerio Vigano. Il testo si intitola Reclame in vetrina ed è il primo del genere pubblicato nel nostro paese sugli espositori pubblicitari da negozio, con 190 pagine e oltre 200 immagini a colori. L’80% di quanto Zanasi ha inserito nella sua opera (scritta in italiano e in inglese) è di sua proprietà e spesso si tratta di oggetti per la prima volta fotografati e pubblicati. Zanasi due anni fa ha anche fondato un’associazione culturale, Antichità svelate, che ha edito il volume (per informazioni reclameinvetrina@gmail.com). I protagonisti del libro sono manufatti in ceramica, gesso, legno, cartapesta, specchi pubblicitari, c’è un dispositivo che negli anni Venti grazie ai raggi X e ad una fessura su misura ti diceva di che taglia avevi il piede. Tutti sono stati prodotti tra la fine dell’Ottocento e il 1950 circa. «All’epoca i negozi avevano le vetrine per pubblicizzare la loro merce e le aziende usavano specchi, manifesti e oggetti caratteristici per far conoscere il loro nome» spiega Zanasi, 43 anni, da oltre venticinque a caccia di oggetti antichi in tutta Italia. Nel suo libro troviamo opere delle più grandi firme dell’illustrazione italiana dell’epoca, Dudovich, Boccasile, Depero. «Molte imprese famose mi chiedono di vendere i miei pezzi per i loro musei aziendali – dice ancora Zanasi – ma preferisco tenerli, sono spesso esemplari unici, che occupano assieme ai miei giocattoli di latta due studioli di casa». Solo tre i ‘pezzi’ modenesi presenti nel libro: due sono espositori della Distilleria Benvenuti, mettevi un soldo e ti spillavi il liquore da solo; roba anni’30, un uso tipico degli Stati Uniti. Poi c’è uno specchio che reclamizza l’Anicione della Casoni di Finale Emilia, ditta ancora in piena attività a oltre duecento anni dalla nascita. Da vedere un altro specchio, quello dedicato all’Amaro Gambarotta, che oggi in epoca di ‘politically correct’ verrebbe vietato subito, visto che si permetteva di dare del ‘disgustoso’ ad un amaro concorrente. Sono molti gli amanti di questi oggetti di storia minima sì ma emblematici di un modo di vendere e proporre prodotti che oggi nell’epoca dei social network sembrano superati. «In Italia sono tanti i collezionisti. Molti – dice Zanasi - sono amici ma tutti cerchiamo di arrivare prima degli altri e di portar via l’oggetto desiderato. È il gusto della sfida e della ricerca ancor prima che il valore economico del pezzo a darti la voglia di continuare». Ci sono anche i ‘cacciatori’, vanno prima dell’alba a spulciare ai mercatini con la torcia per arrivare anche qui prima degli altri e poi inviare le foto ai collezionisti, proponendosi di fare acquisti al loro posto se interessati. «Oggi però – conclude - non si trova praticamente più niente nelle fiere o nei mercatini, solo cose più recenti». Reclame in vetrina, stampato in 1500 copie, costa 40 euro. Tanti gli aneddoti che accompagnano ognuno degli oggetti che Zanasi presenta nel suo libro. Alcuni specchi che ha conquistato dopo 15 anni di tentativi erano in una casa finalese, crollata a causa del terremoto pochi mesi dopo il sospirato acquisto. «Una raccolta è un mondo dentro un mondo» conclude Zanasi. Il figlio Riccardo, nato ben dopo la fine del millennio scorso, sembra prender nota dalla prima fila della sala.

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