Gazzetta di Modena

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Jazz e teatro si incontrano per raccontare Jack London

Elena Pelloni
Jazz e teatro si incontrano per raccontare Jack London

Uno spettacolo-concerto basato su “The Game”, storia di un match di pugilato La tromba di Bosso e la fisarmonica di Biondini accompagnano Silvio Castiglioni

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Elena Pelloni

BOMPORTO. «Non è uno spettacolo e non è un concerto: è molto di più. È qualcosa che vive». Così l’attore Silvio Castiglioni descrive “Concerto per Jack London”: assieme alla tromba di Fabrizio Bosso e alla fisarmonica di Luciano Biondini lo porteranno in scena stasera, alle 21, al Cinema teatro comunale di Bomporto. Lo spettacolo-concerto e tratto dal racconto “The Game” di Jack London, lo scrittore statunitense più tradotto, padre di “Zanna Bianca” e di “Il richiamo della foresta”, nonché giornalista, cercatore d’oro, vagabondo.

Il testo è stato liberamente adattato da Silvio Castiglioni per la scena e ciò che ne emerge è un racconto di pugilato intriso da una commovente e straziante storia d’amore.

Tra le maglie del racconto, la tromba di Bosso e la fisarmonica di Biondini creeranno un sottotesto musicale, in grado di far emergere il non detto. Ne abbiamo parlato con i protagonisti, Silvio Castiglioni e Fabrizio Bosso.

Silvio Castiglioni, com’è nata l’idea per questo spettacolo-concerto?

«È stata l’agente di Fabrizio Bosso, dopo aver assistito a un mio spettacolo, a suggerirmi di pensare a qualcosa da portare in scena assieme a lui. Così andai a sentire un concerto di Fabrizio e rimasi davvero sbalordito dalla delicatezza della sua tromba. Aveva una grande capacità di ascolto e un’improvvisa facoltà di accendersi e destabilizzare tutto. In quel periodo stavo lavorando su diversi testi di Jack London, un uomo straordinario, nato proprio negli stessi periodi in cui sorgeva il jazz e il pugilato. Ho quindi scelto “The Game”, il racconto di un incontro di pugilato, adattandolo per il teatro. Ho poi inviato il testo a Fabrizio Bosso che assieme a Luciano Biondini hanno ipotizzato una musica che facesse cantare il testo, se così si può dire».

Questo spettacolo guarda a un pubblico in particolare?

«È proprio questo il segreto. Parla sia agli amanti del jazz che a quelli del teatro. E il bello è proprio la capacità di questo spettacolo di risultare vivo a qualunque tipo di spettatore, sia che ami la prosa oppure la musica jazz. Nel tempo, poi, noi tre ci siamo affiatati molto, dando la possibilità a musica e testo di prendersi i propri spazi e il proprio tempo».

Fabrizio Bosso, quali suggestioni vi hanno maggiormente influenzato nel comporre la musica per un testo così particolare?

«Abbiamo prima immaginato quale parte del nostro repertorio, mio e di Luciano Biondini, potesse adattarsi come atmosfere e colori. Ovviamente nelle parti in cui noi interagiamo con il testo di Silvio, quindi non solo alternativamente alle parole, ci affidiamo all’estemporaneità. Il modo in cui lui le legge può portarci a fare una scelta piuttosto che un’altra e viceversa. Abbiamo grande equilibrio, amalgama e questo non è scontato».

L’anima jazz, quindi quella dell’improvvisazione, rimane anche in questa forma particolare di concerto?

«Certo. Naturalmente ci sono suggestioni che utilizziamo e più o meno ritornano. Ma quando interagiamo direttamente con il testo oppure facciamo da sfondo a Silvio, andiamo liberamente, creiamo dei tappeti musicali che di volta in volta sappiano adattarsi al mood di quella sera o al tono di voce che utilizza».

Gli eventi dal vivo sono ripresi, ma la pandemia continua a spaventare. Come ha vissuto questi due anni?

«Il primo lockdown è stato davvero duro. A causa del Covid ho perso diversi appuntamenti davvero importanti per la mia corriera, in più non è stato facile portare avanti l’incisione del disco al quale stavo lavorando. Insomma, un frontale con un camion. Poi l’estate mi ha permesso di presentarlo live. Ma quando è scattato il secondo lockdown ero già più preparato, perché avevo scoperto il padel (sorride). Da giugno a oggi il ritmo dei concerti è diventato frenetico e speriamo di non dover frenare di nuovo». L’evento è curato da Ater Fondazione .

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