Gazzetta di Modena

«Quei legami forti tra le persone che solo la montagna riesce a creare»

Laura Solieri
«Quei legami forti tra le persone che solo la montagna riesce a creare»

Questa sera al Troisi di Nonantola “(S)legati” tratto da una storia vera Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris ci spiegano come nasce lo spettacolo 

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Laura Solieri

NONANTOLA Il cartellone del Teatro Massimo Troisi di Nonantola curato da Ater Fondazione in sinergia con l’amministrazione comunale, prosegue stasera alle 21 con lo spettacolo “(S)legati”, della compagnia Atir Teatro Ringhiera di e con Jacopo Bicocchi e Mattia Fabris .

I due attori, che sono anche due amici e appassionati di montagna, racconteranno di un sogno ambizioso, tratto da una storia vera, un’avventura al di là dei limiti umani - quella degli alpinisti Joe Simpson e Simon Yate e del loro progetto ambizioso di scalare per primi il peruviano Siula Grande nelle Ande Peruviane - metafora dei legami e di tutte le relazioni.

La storia di un’amicizia e della corda che, durante quella terribile impresa, ha legato i due giovani mettendo la vita dell’uno nelle mani dell’altro, come sempre avviene in montagna.

Fabris, quella che portate in scena è una storia talmente vera da sembrare finta e quindi, in un qualche modo, perfetta per il teatro. Come è nata l’idea di questo spettacolo?

«Con Jacopo Bicocchi, con cui collaboro da più di dieci anni, ci siamo imbattuti in questa storia per vie traverse e subito abbiamo pensato valesse la pena farci uno spettacolo. Siamo entrambi due grandi amanti della montagna, il tema era a noi già caro anche se ovviamente non è uno spettacolo sulla montagna. Lo abbiamo portato in giro per tutta Italia, in particolare nei luoghi di montagna come i rifugi, a cui abbiamo dedicato in estate una tournée. Con Jacopo, con cui ho fondato anche Teatrekking, realtà che unisce le nostre due passioni, stiamo scrivendo il nostro terzo spettacolo in cui la montagna rappresenta sempre un contesto in cui si manifesta qualcosa dell’uomo».

Al centro di (S)legati abbiamo l’uomo, le relazioni e la corda, metafora stessa, come la montagna, delle relazioni umane. In che modo?

«In questa storia la montagna diventa la metafora del momento in cui la relazione è portata al limite estremo, in cui la verità prende forma e ti costringe a fare quel gesto che anche se appare così violento e terribile, a volte invece, è l’unico gesto necessario alla vita. La corda che lega letteralmente i due amici, è metafora a sua volta della relazione, di quanto sia necessario a volte “tagliare” per poter sopravvivere entrambi. Quel gesto che appare mortifero a volte, come in questo caso, serve a salvare la vita. Poi, certo, dentro c’è anche il grande tema dell’avventura, dell’impresa, del raggiungimento della vetta, tutti gli aspetti più pragmatici legati alla montagna dove la vera e ultima impresa è tornare a casa».

Quindi non è la vetta l’obiettivo?

«Questo è un aspetto molto interessante: si pensa sempre che l’obiettivo sia quello ma tutti i grandi alpinisti dicono che l’obiettivo è tornare al campo base. Andare verso qualcosa per poi tornare».

È direttore artistico della compagnia Atir Teatro Ringhiera, una delle realtà più longeve e significative del panorama teatrale milanese e nazionale. Com’è formare nuovi talenti?

«Atir è la più grossa avventura umana che mi sia capitata di avere nella vita, luogo di enorme formazione professionale e umana. Fare formazione, infatti, è una grande occasione per fare il punto sul proprio lavoro e continuare ad imparare. Come sta accadendo in tutti i settori del nostro Paese, anche noi dopo la pandemia abbiamo e stiamo riprendendo le attività in maniera scomposta e caotica, ci vorrà del tempo perché le cose si riassestino ma la riapertura dei teatri è stata davvero emozionante, tornarsi a vedere dal vivo è quanto mai prezioso. Il periodo di astinenza vissuto, ci ha fatto sancire l’importanza dei luoghi di incontro in cui le persone possono stare insieme e incontrarsi davvero: il teatro è ancora uno di questi luoghi e quando siamo in quota lo è ancora di più, perché c’è una condivisione che va oltre lo spettacolo».

Per informazioni e prenotazioni: 059 896535 - teatrotroisinonantola@ater.emr.it (laura solieri)



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