Gazzetta di Modena

LA RECENSIONE 

“Piazza degli eroi”, una fotografia di quanto accade attorno a noi

ANDREA MARCHESELLI

Ultimo giorno oggi allo Storchi per assistere alla messa in scena di Roberto Andò con un’ottima compagnia guidata da Carpentieri e Villa

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ANDREA MARCHESELLI

Ci sono voluti più di trent’anni perché in Italia venisse allestito “Piazza degli eroi”, il dramma considerato testamento culturale di Thomas Bernhard, il grande scrittore austriaco scomparso poco dopo l’uscita di questo suo ultimo testo. Ora, finalmente, è possibile assistervi (ancora oggi allo Storchi) nella messa in scena curata da Roberto Andò per il Teatro di Napoli, con interpreti di grande rilievo fra cui il come il solito magnifico Renato Carpentieri. La presenza di quest’ultimo dovrebbe mettere sull’avviso: non sarebbe da lui partecipare ad un lavoro banale, scontato, anzi, le sue scelte artistiche son sempre state caratterizzate da una passione artistica e civile di un coraggio non poi così diffuso nell’ambiente teatrale. E di coraggio parla pure l’opera di Bernhard, quello di riappropriarsi della propria vita, di guardare in faccia ciò di cui è costituita, anche se se ne dovesse scoprire la vacuità. Solo affrontandone il velleitarismo, le dispersioni sentimentali, le illusioni se ne potrà venire a capo, per quanto questo possa poi condurre a soluzioni radicali come il suicidio o l'isolamento sociale. È un testo duro, questo di Bernhard, ma di un'attualità e di una padronanza sulle dinamiche psicologiche, politiche e sociali del nostro tempo da lasciare quasi senza parole. Tutta la vicenda gravita attorno alla figura di un intellettuale austriaco, un matematico ebreo che torna in patria dopo un lungo soggiorno in Inghilterra, trovandola in balia di cose che non può sopportare, prima fra tutte la deriva neonazista, alimentata dall’indifferenza, dal razzismo, dall’odio, come era stato nel 1938, quando l’Austria si era concessa all'espansione hitleriana. Lui non lo si vede, perché entra nella storia col proprio suicidio, e così emergono i personaggi che rappresentano il suo microcosmo, dalle collaboratrici domestiche ai parenti, agli amici. Il senso di catastrofe di cui è pervasa la situazione si avverte sempre più i fino a quando, in un crescendo di tensione, non vengono messe in bocca alla figura del fratello, interpretata da Carpentieri, le accuse contro la destra populista ma ancor più contro chi ne permette o addirittura ne fomenta l’ascesa, badando solo al proprio interesse personale. In questo modo si lascia intendere che la motivazione dell'opera teatrale sia precisamente questa denuncia che oggi potremmo cogliere in sintonia con quanto sta avvenendo in larga parte del continente. È un testo duro e disperato, questo di Bernhard, che Andò, con l’ausilio delle belle scene di Gianni Carluccio e di un’ottima compagnia di attori capitanata da Carpentieri e Imma Villa, è riuscito a restituire valorizzandone il valore emblematicamente profetico di quanto sempre più vediamo crescere attorno a noi, come risposta alle tante incongruenze socio-culturali con le quali dobbiamo convivere.

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