Colangeli: «L’uomo, la bestia e la virtù quando recitare Pirandello è divertimento»
Da questa sera in scena al Teatro Michelangelo
NICOLA CALICCHIO
L’ipocrisia è il grande tema del capolavoro pirandelliano “L’uomo, la bestia, la virtù”, che con le maschere del Professor Paolino, del capitano Perella e della sua consorte, rappresenta lo scontro grottesco ed esilarante tra l’individuo e la sua immagine. Scritto nel 1919 è stato messo in scena in occasione del centenario dell’opera con la regia di Giancarlo Nicoletti e riproposto per questa stagione teatrale. La commedia sarà in scena stasera e domani, alle 21, al Teatro Michelangelo di Modena. Protagonista l’attore, Premio David di Donatello, Giorgio Colangeli. Nei panni del trasparente e benpensante Professor Paolino De Vico; al suo fianco Vincenzo De Michele nel ruolo del “bestiale” Capitano Perella; Valentina Perrella, pronta a calarsi nelle vesti della “virtuosa” signora Perella. E ancora, Cristina Todaro, Alessandro Giova, Diego Rifici, Alex Angelini e Giacomo Costa.
Il “trasparente” signor Paolino, professore privato, ha una doppia vita: è l'amante della signora Perella, moglie trascurata di un capitano di mare che torna raramente a casa, ha un'altra donna a Napoli ed evita di avere rapporti fisici con la moglie, usando ogni pretesto. La tresca potrebbe durare a lungo e indisturbata ma, inaspettatamente, la signora Perella rimane incinta del professore. Paolino è costretto dunque ad adoperarsi per gettare la sua amante fra le braccia del marito, studiando tutti i possibili espedienti. Il caso è drammatico, perché il Capitano Perella si fermerà in casa una sola notte e poi resterà lontano almeno altri due mesi. Paolino dovrà allora ingegnarsi per salvare la propria dignità e quella della signora Perella, a qualsiasi costo, per obbligarne il marito ai doveri coniugali e far passare suo figlio per figlio legittimo del Capitano Perella e della moglie.
Colangeli, può descrivere il suo personaggio Paolino?
«Paolino è una vittima di se stesso, è programmaticamente e ideologicamente contro i vizi di cui vede imbottita la vita degli altri, poi gli capita questo incidente di percorso indesiderato quando la sua amante rimane incinta e c’è il rischio che questa cosa possa diventare di dominio pubblico e allora si attiva per evitarlo. Lo sforzo immane che è chiamato a fare per risolvere il problema è richiesto dalla sua stessa idea del mondo e dalla sua paura del giudizio degli altri che lo spinge ad essere così febbrile nel cercare una soluzione per nascondere il suo errore».
Avete dato una rilettura contemporanea al testo di Pirandello.
«Abbiamo estremizzato quel grottesco che il testo contiene a livello di scrittura. Abbiamo premuto sul pedale e siamo andati veloci senza pregiudicare la chiarezza, rimanendo aderenti ai significati che erano espliciti ma abbiamo anche incattivito un po’ il testo».
Un universo essenziale, umano, comico e tragico allo stesso tempo, ma fortemente attuale.
«L'innesco delle paure di Paolino è questa storia di corna, che oggi tutto passerebbe in secondo piano. La paura del giudizio degli altri invece è attualissima, e oggi ancora di più, visto che siamo abituati a pensare attraverso i social».
Sul palco c'è un intreccio di maschere grottesche e ironiche che il pubblico apprezza.
«Anche noi attori pigiamo sull'acceleratore del grottesco, dell'estremo. Il gusto è contemporaneo ma il testo è quello che è».
La commedia ha festeggiato i cento anni dal debutto sulle scene, ed è una delle più rappresentate del drammaturgo siciliano. Quale il segreto di questa longevità?
«Proprio perché è scritta bene. In teatro il testo può sembrare vecchiotto, come quando è arrivato il cinema che poteva mettere in crisi il teatro. Oggi invece è il cinema ad essere messo in crisi, una volta dalla televisione ed oggi da internet. Il teatro è sempre attuale e i testi validi, in qualunque epoca siano stati scritti, sono sempre attuali».
Lei sostiene che il teatro non si può spiegare, va vissuto e visto.
«Esatto. Tutta la preoccupazione che molti attori hanno espresso in questo periodo, e cioè quella di fare teatro in streaming o far vedere in televisione spettacoli registrati, secondo me può essere un autogol. Se si comincia a far sospettare alla gente che il teatro te lo puoi vedere anche a casa, davanti ad uno schermo, per noi è un grosso problema. Con il teatro ogni sera è un momento diverso. Ogni momento teatrale è irripetibile».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
